Dall’evacuazione della Garfagnana a scopo cautelativo del 1985 al Terremoto de L’Aquila del 2009, da un processo per procurato allarme a un altro per avere sottovalutato il pericolo: secondo il sismologo Enzo Boschi, protagonista di entrambe quelle vicende che hanno attraversato 32 anni di storia, “non si sono susseguiti che allarmi, senza opere di prevenzione”. Boschi era a capo dell’Istituto Nazionale di Geofisica, poi diventato Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), e sottolinea come “la messa in sicurezza del territorio nazionale richiederebbe fra 20 e 30 anni. Finora non sono state fatte opere di prevenzione, ma ricostruzioni, non sempre peraltro valide. Per cambiare – ha aggiunto – serve una decisione politica con la ‘p’ maiuscola”.
Il ruolo della politica è al centro delle critiche sollevate da Boschi alle comunicazioni fatte recentemente dal presidente della Commissione Grandi Rischi, Sergio Bertolucci. “Non le condivido”, ha detto Boschi. “Se la Commissione Grandi Rischi sospetta che possa verificarsi un evento, deve comunicarlo alla Protezione civile, che a sua volta lo comunica al ministro competente o alla presidenza del Consiglio”. Nel 1985, quando Giuseppe Zamberletti era a capo della Protezione civile, decise l’evacuazione dei centri della Garfagnana a rischio di un Terremoto nell’arco di 48 ore. Lo fece direttamente, ma poi dovette affrontare un processo per procurato allarme. Lo stesso problema di comunicazione ai cittadini si era posto in modo drammatico anche in seguito al Terremoto de L’aquila. Nel 2012 un altro fisico allora a capo della Grande Rischi, Luciano Maiani, aveva cercato di eliminare i problemi che avevano portato al processo dell’Aquila, evitando che la commissione si rivolgesse al pubblico e individuando come interlocutore diretto la Protezione civile.
Boschi, all’epoca del Terremoto de L’Aquila, ricorda quella che definisce “una delle collaborazioni migliori” fra esperti scientifici e protezione civile: “dopo il 2009 erano avvenute delle scosse nella zona di Campotosto, cosi’ la Commissione Grandi Rischi della quale facevo parte come presidente dell’Ingv decise di organizzare una simulazione al computer degli eventuali effetti di un Terremoto di magnitudo 8 sulla diga di Campotosto. I risultati indicavano l’impossibilita’ di un crollo; quindi informammo la Protezione civile, e tutto e’ avvenuto in silenzio”. La decisione di Bertolucci di rivolgersi al pubblico “è stata dettata dall’intenzione di accrescere la consapevolezza“, ha rilevato Boschi. “Ma da parte della gente, soprattutto tra coloro che vivono nelle zone sismiche la consapevolezza c’e’. Quello che le persone vogliono capire e’ se la loro casa e’ sicura o meno, avere indicazioni sui finanziamenti e leggi che siano chiare e semplici”.
