Terremoto: più di 8800 opere d’arte recuperate fino ad ora

Ad oggi sono più di 8.800 le opere d’arte recuperate e messe in sicurezza nelle aree del sisma da circa 25 squadre che operano in situazioni complesse per le condizioni meteo e l’accessibilità nei luoghi”. Il prefetto Fabio Carapezza Guttuso, a capo dell’Unità di crisi del coordinamento nazionale del Mibact spiega all’Adnkronos come procedono i recuperi delle opere d’arte dagli edifici danneggiati dal terremoto che dal 24 agosto scorso sta flagellando il centro Italia, interessando Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria. Un’emergenza che lo stesso Carapezza Guttuso, che già in passato era stato a capo dell’Unità di crisi, non esita a definire “la più drammatica che abbiamo vissuto fino a ora per la durata, la vastità del territorio e l’intensità dei tre episodi sismici del 24 agosto, del 30 ottobre e del 18 gennaio scorso con le quattro scosse consecutive di magnitudo superiore a 5”. L’unità comandata da Carapezza Guttuso opera in coordinamento con la Protezione civile e con i Vigili del Fuoco, “i soli – chiarisce il prefetto – in grado di entrare nelle cosiddette zone rosse e negli edifici danneggiati, sfidando il pericolo, per recuperare le opere d’arte che poi vengono ‘ricoverate’ in quattro grandi depositi, uno per ogni regione interessata dal terremoto: Città Ducale per il Lazio; Santo Chiodo a Spoleto per l’Umbria, la Mole Vanvitelliana ad Ancona per le Marche; le Paludi di Celano alle porte dell’Aquila in Abruzzo”. Le squadre coordinate da Carapezza Guttuso “sono miste, cioè composte da architetti e storici dell’arte del Mibact e da strutturisti della protezione civile. Questi ultimi stabiliscono l’agibilità dei luoghi dove si trovano le opere d’arte e danno le prime indicazioni per la messa in sicurezza. Stiamo lavorando – spiega – su tutte e tre le direttrici fondamentali: rilievo del danno, recupero dei beni – che facciamo in collaborazione con i vigili del fuoco perché solo loro possono entrare nelle chiese o nei palazzi danneggiati ed estrarre gli oggetti di valore – e messa in sicurezza degli edifici attraverso la realizzazione di apposite strutture che sorreggano le parti pericolanti per evitare che cadano completamente, come è avvenuto ad esempio con la facciata del duomo di Norcia”. In sostanza, il recupero fisico dei beni culturali viene fatto dai vigili del fuoco, i quali li consegnano alle squadre del Mibact che gli attribuiscono “un codice di gravità del danno” e li trasferiscono nei quattro ‘ospedali’, a seconda della regione di competenza, dove “ci sono i restauratori che intervengono man mano con il restauro complessivo per restituirli alla comunità”. Il recupero effettuato dalle squadre coordinate da Carapezza Guttuso non si limita però alle sole opere d’arte. “Stiamo infatti lavorando anche alla selezione delle macerie – chiarisce il prefetto – suddividendole in tre gruppi: quelle molto riconoscibili, come capitelli, rosoni o elementi architettonici e decorativi di pregio; quelle miste, che raggruppano frammenti di edifici importanti insieme con quelli di edifici recenti, sulla cui selezione lavorano anche gli archeologi; quelle che non hanno interesse culturale e che sono stoccate a cura delle regioni”. Una selezione “fondamentale – sottolinea Carapezza Guttuso – per evitare che i frammenti si disperdano e per organizzarli e numerarli in vista della ricostruzione. E nelle zone come Amatrice diventa un’operazione importantissima perché per costruire, anche gli edifici importanti, le maestranze locali non utilizzavano la calce ma ciottoli di fiume legati tra loro attraverso un impasto di fango e sterco”. Il prefetto tiene a precisare che “il regista di tutte le operazioni resta sempre Fabrizio Curcio (il capo della Protezione Civile, ndr) e le nostre squadre svolgono un compito specifico in relazione alle capacità tecniche che le contraddistinguono”. E in vista della prossima Pasqua, dice: “Stiamo lavorando in stretto contatto con la Conferenza Episcopale Italiana per assicurare una chiesa funzionante in ogni diocesi”. Quanto alla prevenzione, spiega Carapezza Guttuso, “il Mibact ha varato una circolare che riguarda tutti gli interventi edilizi su edifici di interesse culturale in tutta Italia, e che prevede la presentazione alla soprintendenza competente della dichiarazione di un tecnico che attesti il miglioramento antisismico dell’intervento. Un miglioramento che deve essere testimoniato e accertato. Questo – conclude il capo dell’Unità di crisi del coordinamento nazionale del Mibact – è un passaggio molto importante perché spesso, magari inconsapevolmente, vengono fatti lavori che possono minare la stabilità dell’edificio”.