Valanga Hotel Rigopiano, il clamoroso retroscena: “chiedevamo aiuto disperati, ci accusavano di procurato allarme”

LaPresse/Vigili del Fuoco
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LaPresse/Mario Sabatini
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Il salvataggio dei superstiti che per fortuna stanno bene e sono riusciti a sopravvivere due giorni interi tra le macerie dell’Hotel Rigopiano dopo la devastante valanga, non cancella le inefficienze di un sistema disastrato. Dai racconti dei superstiti e dei soccorritori, infatti, emerge un clamoroso retroscena. Infatti quando Giampiero Parete, lo chef che era in vacanza e ha assistito alla valanga da fuori (era uscito dall’Hotel per prendere una medicina per la moglie) ha chiesto aiuto al suo titolare, il ristoratore di Silvi Marina e docente dell’alberghiero Quintino Marcella, le autorità preposte non solo non hanno creduto alla serietà dell’allarme, ma hanno persino minacciato Marcella di “procurato allarme”!!!!

A svelare il retroscena è stato proprio il ristoratore: “quando al telefono ho lanciato l’allarme per soccorrere gli ospiti e i dipendenti dell’hotel Rigopiano sepolti dalla slavina, la dirigente della prefettura non mi ha creduto. Giampiero mi ha telefonato verso le 17,30-17,40 dicendomi di chiamare la polizia. Urlava: aiuto, aiuto, l’albergo è stato raso al suolo, corri, corri, è tutto sommerso. Era in stato di shock. Ho telefonato subito alla polizia, che mi hanno passato gli uffici della prefettura. Mi hanno detto era tutto a posto, che alle 15 aveva già chiamato il direttore dell’albergo, e quindi non era vero quello che dicevo, perché il direttore tre ore prima li aveva tranquillizzati: è tutto ok. Poi la mia insistenza ha fatto sì che si muovessero. Ho composto tutti i numeri d’emergenza: 112, 113, 115, 117, 118, oltre a mandare messaggi ad amici e in paese. A Giampiero dicevo che stavano arrivando, non pensavo ci fossero tutte queste difficoltà. Mi ha richiamato la dirigente della prefettura alle 18,30 e mi ha fatto una domanda trabocchetto perché non si fidava: “È sicuro che lei è davvero il signor Marcella? Mi sa dire chi è il sindaco di Farindola? Lo sa che lei può essere denunciato per falso?”. Io al telefono ho risposto: il sindaco si chiama Ilario Lacchetta e io sono il prof. Marcella. Allora hanno detto: ok, ci attiviamo“. Con Paretesono stato in contatto più di una volta tramite messaggi e telefono fino alle 23. Poi mi ha richiamato ieri mattina. Sono stato in ospedale a trovarlo: sta bene, ma è confuso e piange disperato perché è preoccupato per i suoi figli di 6 e 8 anni, Ludovica e Gianfilippo, e per la moglie Adriana. La moglie aveva mal di testa e aveva bisogno di una medicina che era in macchina. Giampiero è uscito dall’albergo ed è andato in auto. Mentre stava tornando verso l’hotel ha sentito rumori e scricchiolii e ha visto la montagna che cadeva sull’albergo. È stato travolto anche lui parzialmente dalla slavina. Ha visto gran parte dell’albergo sepolto e ha cercato di entrare rischiando di rimanere intrappolato. Si è aggrappato a un ramo ed è riuscito a tornare verso la macchina. Ha incontrato il manutentore della struttura e mi hanno chiamato per chiedere aiuto. Dall’interno non ha sentito nessun rumore o movimento. Gli ospiti avevano pagato e raggiunto la hall, pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo era stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie, tutti i clienti volevano andare via“.

Il racconto dei superstiti è raccapricciante. Com’è possibile minacciare di un’accusa di “procurato allarme” chi si prodiga per dare subito i soccorsi? E com’è possibile che ciò accada dalle Prefettura, da coloro che dovrebbero stare molto vicini ai cittadini? Sembra di raccontare un omicidio di Stato, specchio di un’Italia suicida. Sicuramente è una vergogna di Stato. La vergogna di un sistema di protezione civile inefficiente dopo il depotenziamento legislativo che ha tolto poteri alla struttura che fino all’era di Bertolaso riusciva a gestire le emergenze con autorevolezza e decisione. Adesso invece niente.

Perchè lo spazzaneve che doveva arrivare da Mercoledì mattina all’Hotel Rigopiano non s’è mai visto? Che fine ha fatto? I clienti della struttura e gli impiegati volevano andar via prima della valanga, ma erano isolati. Non è arrivata neanche una motoslitta: i soccorritori sono arrivati il giorno dopo, a piedi!

A parte il fatto che quell’albergo lì non doveva neanche essere costruito. E’ stato realizzato nel 1972, appena 44 anni fa, incredibilmente sotto un canalone in una delle zone più nevose dell’Appennino, ad alto rischio valanghe. In queste zone le grosse valanghe sono provocate proprio dalle abbondanti nevicate: tra Abruzzo e Molise ci sono le montagne più nevose d’Europa e proprio nella stessa zona dell’Hotel “Rigopiano”, storicamente denominata “Bocca di Lupo“, nel 1936 c’era stata un’analoga rovinosa valanga. Ma non era successo nulla di grave perchè non esisteva alcuna struttura abitata.

Oggi l’Italia è in mano ai burocrati: sembra essere tornati indietro di almeno 20 anni. Il terremoto è ancora in atto, abbiamo un’emergenza in corso, e da tempo il governo illude i cittadini parlando di “ricostruzionequando non si sa neanche se, come e quando sarà possibile ricostruire in quelle stesse zone. Il modello di L’Aquila con le eleganti e gradevoli “new-town” funzionò molto meglio, eppure fu ingiustamente vituperato. E la differenza, stavolta, è che i danni maggiori non li ha provocati un terremoto (difficile da prevedere), ma una nevicata che era prevedibile e infatti era stata prevista.

La nevicata eccezionale, infatti, l’avevamo annunciata con una settimana di anticipo. E quando ne parlavamo, sulla nostra pagina facebook qualcuno commentava maldestramente accusandoci di fare “allarmismo” e “catastrofismo“. E’ quello stesso scetticismo fatalista secondo cui “nulla può mai accadere” dell’operatrice telefonica della Prefettura che accusava il ristoratore di “procurato allarme”. Ma quale allarmismo, ma quale catastrofismo, ma quale procurato allarme: ancora non è chiaro che i fenomeni climatici e naturali possono avere conseguenze devastanti sul territorio e sulla popolazione? Nel 2017 viviamo ancora nell’incoscienza fatalista e nell’ignoranza medioevale, e anziché pensare a prevenire i problemi, sbeffeggiamo chi cerca di metterci in guardia.

La previsione della grande nevicata era reale e precisa quanto quella sulle disastrose alluvioni che nei prossimi giorni colpiranno il Sud: sabato la Sardegna, domenica e lunedì la Sicilia e la Calabria. Ne parliamo da 4 giorni: cosa stanno facendo cittadini e autorità per garantire la sicurezza della popolazione? 

Anche sui terremoti, la situazione è chiara: non possiamo sapere quando ci sarà una nuova forte scossa, ma sappiamo per certo dove prima o poi si verificherà. Le previsioni, seppur non precise, si possono già fare. Sappiamo bene che città grandi e popolose come Catania, Siracusa, Messina e Reggio Calabria avranno scosse devastanti di magnitudo tra 7 e 7.5. Sappiamo bene che il vulcano dei Campi Flegrei e poi anche il Vesuvio erutteranno in modo distruttivo su Napoli e sul suo hinterland. Ciò che per la natura è normale, per l’uomo può rivelarsi fatale.

L’unica soluzione è la prevenzione. Costruire solo dove si può vivere in sicurezza, e con criteri di sicurezza. E abbandonare l’ignoranza, lo scetticismo, il fatalismo. Fare sempre attenzione. A partire dalle previsioni meteo. Sono il primo strumento di prevenzione.