Questa mattina il portavoce del Soccorso alpino nazionale, Walter Milan aveva dichiarato che “in teoria anche in queste condizioni meteo molto difficili, se si sono create delle ‘sacche’ di aria dove ripararsi, potrebbero sopravvivere 2 forse 3 giorni, anche se e’ difficile“. E si è rivelata una ipotesi corretta, fortunatamente. A raccontare il primo contatto con i superstiti e’ il vicebrigadiere del soccorso alpino della Guardia di Finanza Marco Bini. “Ci hanno abbracciati – ha detto -, erano contentissimi. E’ stato un momento bellissimo, sensazioni indescrivibili“. “La neve li ha protetti, assieme alla struttura dell’albergo – ha spiegato -. La neve come sappiamo a livello tecnico ti protegge molto”. Il finanziere ha aggiunto che anche il forte odore di bruciato che sale dalle macerie dell’hotel Rigopiano – probabilmente piccoli incendi di materiali – e il fumo hanno guidato i soccorritori nei punti dove sono stati trovati i superstiti.
“Li’ avevamo visto che la neve cedeva e si poteva scavare“, ha raccontato. Una volta raggiunta la ‘camera d’aria’, un ambiente formatosi in locali dell’albergo non travolti dalla valanga,i soccorritori dopo aver messo in sicurezza i primi superstiti si sono mossi dall’interno, in particolare i vigili del fuoco e il soccorso alpino. “Abbiamo iniziato a scavare e non ci siamo mai fermati”, ha raccontato ancora il vicebrigadiere Bini, il quale nel pomeriggio era ancora ottimista sulla possibilita’ di trovare altre persone in vita. “Assolutamente si’, abbiamo la speranza di trovarne altri vivi – diceva -. Potrebbero esserci altre sacche d’aria”. Il numero dei salvati e dei segnalati ancora in vita e’ andato crescendo di ora in ora, tra cifre un po’ imprecise date da varie fonti dei soccorsi. Alla fine una giornata che si annunciava tragica per i soccorritori e’ stata memorabile.


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