Aviaria, allarme Sivemp Veneto: servono investimenti adeguati

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Il Veneto è al centro di un’epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità da virus H5N8, con 4 focolai confermati in allevamenti delle province di Venezia, Padova, Rovigo e Verona. “Servono investimenti adeguati” per fronteggiare l’emergenza, è l’allarme lanciato dal Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica (Sivemp) del Veneto, che si rivolge alla Regione: “Da mesi, in modo sempre più pressante, chiediamo interventi immediati per potenziare gli organici e l’assetto dei servizi veterinari delle Ulss, e perché la struttura regionale competente abbia una strutturazione adeguata ai compiti da assolvere e al ruolo strategico che riveste. Invano”.
Ai 4 focolai veneti, ricorda il Sivemp in una nota, “si aggiungono 2 casi nel Mantovano, nelle vicinanze del confine veronese, che hanno interessato con la zona di sorveglianza, e tutte le restrizioni che questo comporta, parte del nostro territorio e delle aziende venete. E’ indispensabile un’azione tempestiva che contrasti con decisione il contagio e la diffusione dell’infezione. I veterinari pubblici sono in campo con compiti di sorveglianza aumentata, misure straordinarie restrittive, controlli a tappeto negli allevamenti e sui selvatici. Una strategia di contrasto complessa e capillare che ha bisogno di una macchina organizzativa efficiente e di organici adeguati a questi e agli altri compiti che la sanità veterinaria pubblica deve assolvere”.
“L’aviaria – avverte il sindacato – è una delle epidemie potenzialmente più rovinose per il comparto avicolo, ed è al contempo una grave emergenza sanitaria per le caratteristiche zoonosiche del virus”.
“I servizi veterinari delle Ulss sono allo stremo – denuncia il sindacato – Il personale che va in quiescenza non viene sostituito e le forze in campo si assottigliano settimana dopo settimana. La struttura regionale veterinaria, declassata da luglio a semplice unità organizzativa, relegata a rimorchio di strutture mediche, può contare ormai su un numero esiguo di unità lavorative. Solo l’abnegazione e la disponibilità del personale ha permesso fino ad ora di assicurare una regia alle azioni di contrasto del virus”.
“Di fronte ad emergenze sempre più serie e incalzanti – sottolineano i veterinari – il sovraccarico dei compiti non può rappresentare una garanzia di risposta efficiente. Né può essere considerato ‘normale’, neppure nel corso di un’emergenza, che un veterinario pubblico arrivi a lavorare un numero spropositato di ore. Perché questo significa che è mancata una programmazione organizzativa e sanitaria adeguata, che sono venuti meno gli investimenti e le capacità di previsione. La tutela salute pubblica non può essere affidata solo alla buona volontà dei singoli, deve poter contare su risorse umane e strumentali adeguate e su una catena di comando autorevole, competente ed efficace. Oggi non nascondiamo la nostra preoccupazione. Crediamo sia arrivato il momento di un confronto serio e costruttivo. La posta in gioco è altissima per la salute dei cittadini e per l’economia di una regione leader a livello europeo per l’agroalimentare”.
“Intanto – prosegue il Sivmep del Veneto – la Blue tongue, con l’arrivo della primavera e la ricomparsa dei vettori, anche a causa delle mancate vaccinazioni a tappeto, potrebbe riprendere piede. E altre incombenze si sommano: dai controlli sulle matrici alimentari e sulle acque di abbeverata per la ricerca dei Pfas ai piani di sorveglianza per la West Nile disease, altra temibile patologia trasmessa da vettore, ormai endemica in tanta parte del territorio veneto”. (AdnKronos)