Aviaria, CIWF: facciamo luce sulle responsabilità degli allevamenti intensivi

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Il dibattito sull’origine dei ceppi di aviaria ad alta patogenicità “dovrebbe urgentemente prendere in considerazione il ruolo degli allevamenti intensivi, per evitare che questa grave situazione si ripeta ancora in futuro”. E’ quanto chiede Ciwf Italia ricordando che “in Italia ad oggi sono stati notificati quattro focolai di Hpai H5n8 nel pollame domestico e quattro focolai (2 Hpai H5n8 e 2 Hpai H5n5) nella popolazione selvatica. Circa 140mila animali sono stati soppressi (circa 37mila in via precauzionale)”. “Ad oggi quattro focolai (tre in Veneto e uno in Emilia Romagna) e quattro casi di uccelli selvatici risultati positivi al virus hanno riacceso l’allerta per l’influenza aviaria nel nostro Paese – ricorda l’organizzazione per il benessere degli animali da allevamento – In Europa la situazione è preoccupante: sono interessati 26 Stati con 1094 focolai(479 in allevamenti industriali, 111 in allevamenti rurali, 479 nell’avifauna selvatica, 15 in cattività e 10 in allevamenti di cui non è specificata la tipologia). Sono 5.256.829 gli animali coinvolti negli allevamenti intensivi, 11.238 negli allevamenti rurali, 1.716. Meno di mille gli animali colpiti negli zoo. Solo il 24 gennaio erano 4.625.248 gli animali degli allevamenti intensivi coinvolti”. “Al momento la risposta all’influenza aviaria si sta concentrando su come si trasmette e sulla gestione dei focolai. In questo modo, però, non si sta prendendo in considerazione una parte fondamentale del quadro generale: l’origine di questi ceppi altamente patogeni”, sottolinea l’organizzazione ricordando che “l’Onu ritiene che i ceppi ad alta patogenicità si siano originati e diffusi velocemente nell’industria del pollame in Oriente e secondo un report della Commissione Europea del 2015 i selvatici sono stati solo vettori dell’influenza”. Secondo Ciwf, “l’allevamento intensivo, dove decine e a volte centinaia di migliaia di animali sono ammassati in capannoni chiusi in condizioni così estreme da indebolire il loro sistema immunitario, fornisce una situazione perfetta per far emergere ceppi virulenti e per la loro rapida diffusione”. “Se non ci chiediamo con urgenza come e dove questi ceppi hanno origine, saremo condannati a ripetuti, devastanti focolai di influenza aviaria negli anni a venire – sottolinea Annamaria Pisapia, direttrice di Ciwf Italia – Inoltre, molti degli abbattimenti di massa sono inumani, eseguiti con la CO2 direttamente negli allevamenti. Se proprio devono essere abbattuti è di fondamentale importanza che gli animali perdano conoscenza il più velocemente possibile”. (AdnKronos)