Uomini-alberi che inscenano una foresta che cammina. Maschere cornute. Figure demoniache. ”Domini” (padroni) che invitano a festini goliardici. Mucche e tori che sfilano in una coloratissima transumanza al suono cupo di campanacci. Sono le maschere arcaiche ed arboree del Carnevale lucano: una diversa per ogni Comune, soprattutto in quelli piccoli. Le manifestazioni carnascialesche della Basilicata sono un chiaro riferimento alle stagioni dell’agricoltura ed ai tempi andati in cui si viveva nelle campagne oppure sono rituali apotropaici per scacciare il male ed augurare una prosperità che quasi sempre coincide con buoni raccolti. Oggi e martedì i Carnevali lucani rievocano mondi ormai scomparsi a cui si rimane legati per conservare la simbologia. La novità di quest’anno è la nascita di una rete tra otto Comuni per una comune promozione ed è nata per iniziativa delle Pro Loco. A Satriano sono i giorni della ”foresta che cammina”, popolata da persone vestite da alberi. La maschera tipica è denominata Rumita (termine che deriva da ”eremita”) ed è un uomo completamente ricoperto di edera, tanto da essere irriconoscibile. Tiene tra le mani un bastone con un ramo di pungitopo all’apice. Ad Aliano si aggirano le maschere cornute che rievocano creature demoniache e goffe, il cui carattere minaccioso è mitigato dai coloratissimi cappelloni che ne decorano il capo. A Lavello è protagonista il Domino, vestito con cappuccio, tunica e mantella color rosso, dotato di un sacchetto per invitare a ballare la fanciulla di turno. Secondo la tradizione, le sue movenze ben racchiudono lo spirito goliardico che si animerà di balli e canti nei cosiddetti festini animati da molti partecipanti in palazzi o per strada. A Tricarico il Carnevale è caratterizzato dalle maschere delle mucche e dei tori che rappresentano una mandria in transumanza. A Montescaglioso è di scena il Carnevale più ricco di personaggi come l’anziano Carnevalone in groppa ad un asino, l’inquietante Parca che agita un grande fuso di legno, la piangente Quaremma (simbolo del passaggio alla Quaresima), il piccolo Carnevalicchio. A Cirigliano sfila un colorito e variegato corteo nel quale ogni maschera rappresenta una coltura tipica di ognuna delle stagioni o dei mesi dell’anno ed il corteo si fa strada al suono assordante dei campanacci. A Teana, infine, è protagonista l’Orso (”urs”) che si presenta come essere demoniaco e tende ad aggredire tutti coloro che incontra incutendo timore; l’Orso rappresenta la natura mentre l’uomo è rappresentato da Carnevale, che alla fine della festa viene processato e fucilato. La riscoperta dei simboli arcaici è diventata una valore aggiunto per diversificare la Basilicata che da qualche anno a questa parte sta sviluppando dei progetti di attrazione turistica.
Carnevale: in Basilicata sfilano le maschere arcaiche ed alboree


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