Eutanasia, l’anestesista di Welby: il caso di Dj Fabo il “risultato di arretratezza culturale”

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Il caso di Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, morto oggi in una clinica svizzera che lo ha assistito nella sua scelta di essere sollevato da quello che nell’ultimo messaggio audio ha definito un “inferno di dolore“, è il “risultato dell’arretratezza culturale” dell’Italia. Ne è convinto Mario Riccio, l’anestesista che aiutò Piergiorgio Welby a morire, ormai 10 anni fa. “Siamo l’unico Paese – spiega all’AdnKronos Salute – che ancora discute di direttive anticipate di trattamento. Ci chiediamo ancora se si possano interrompere o meno le terapie, se un paziente possa rinunciarvi. Tutto questo mentre negli altri Paesi dell’Occidente avanzato si parla di scegliere se depenalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Dovrebbe adesso arrivare in Aula un progetto di legge ancora con tanti limiti, che rischia comunque di limitare, se non annullare, la volontà del paziente. Fuori dai nostri confini si discute di ben altro, siamo indietrissimo e il caso di Dj Fabo è il risultato di questa arretratezza culturale“, ribadisce. “In Italia non si parla neanche di sedazione palliativa profonda continua, esclusa anche dal pdl Lenzi“. Per Riccio, nei 10 anni trascorsi dal caso Welby che scosse il Paese “è cambiato moltissimo, ma nell’opinione pubblica. Welby, e poi i casi Englaro e Piludu – ricorda – sono serviti a far maturare convinzioni e ad approfondire il tema del fine vita. Abbiamo però assistito a una continua e costante opposizione da parte della politica che, quasi come ripicca, come forma vendicativa, oppone con forza una propria visione della vita anche ad altri“. Il 20 dicembre 2006 al fianco di Welby, che affetto da distrofia muscolare si batté per ottenere il diritto a staccare le macchine che lo tenevano in vita, c’era l’anestesista oggi 57enne, che per quella storia è stato anche indagato e poi prosciolto. Lo rifarebbe? “Il caso Welby è stato l’inizio – riflette Riccio – Sapevamo, lui stesso sapeva, che sarebbe stata la base per aprire la discussione su questi temi. Credo sia una sua vittoria. Ci vuole un pioniere che apra una strada con coraggio“. I casi di Welby e Dj Fabo sono ovviamente diversi, tiene a precisare Riccio. Quanto al futuro, lo specialista ha una convinzione: “In Italia prima o poi arriveranno sicuramente l’eutanasia e il suicidio assistito. Come sono arrivate anche le unioni civili, non perché il Governo ha voluto, ma perché l’Europa minacciava sanzioni. Allo stesso modo arriverà dall’alto un’indicazione, spero presto, anche su questi temi“. Ci vorranno anni? “Non lo so, queste vicende possono subire accelerazioni imprevedibili. Basta che la questione approdi in Consiglio europeo“. E poi “anche all’interno della Chiesa sta cambiando la sensibilità“. Ma su come dovrebbe essere impostata una legge che si occupa del fine vita pesa “il silenzio assordante dei medici“, osserva l’anestesista dell’ospedale di Cremona. I camici bianchi “dovrebbero avere un grande ruolo etico, ma non abbiamo dichiarazioni ufficiali in merito. Permettono quindi che si parli di aspetti inerenti la professione medica senza esprimersi. Anche l’Ordine dei medici non prende una posizione chiara sul rispetto della volontà del paziente – rileva Riccio – E’ un grande vuoto, ci si è fatta sfuggire un’occasione, permettendo che parlino altri. Mi piacerebbe invece che le associazioni mediche prendessero posizione su questi aspetti. Facciano sentire la loro voce“.