Francia, esplosione alla centrale nucleare di Flamanville: a novembre l’allarme dell’authority

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L’esplosione di oggi nella centrale francese di Flamanville, in Normandia, ripropone il tema della sicurezza degli impianti, sul quale però di recente era stato lanciato un allarme. A definire “preoccupante” la situazione delle centrali in Francia era stato, a fine novembre 2016, Pierre-Franck Chevet, presidente dell’Autorità per la sicurezza nucleare francese che, in un’intervista a ‘Le Figaro’, aveva avvertito sulla ‘vecchiaia’ del parco reattori, la cui costruzione per la maggior parte risale agli anni ’70, e sulla necessità di una costosa e costante manutenzione, con condizioni di sicurezza sempre meno garantite. Il primo sospetto che aveva fatto partire una serie di controlli senza precedenti nelle centrali riguardava proprio la scoperta, nella primavera del 2015, di un problema (un eccesso di carbonio nell’acciaio della vasca) del reattore di nuova generazione Epr (reattore pressurizzato europeo) in costruzione a Flamanville. All’epoca, alla domanda se a causa di una ventina di reattori chiusi per misure di sicurezza, la Francia rischiava di passare un inverno difficile, Chevet rispondeva: “Attualmente sono dodici i reattori fermi o in fase di chiusura, per controllare che l’eccesso di carbonio scoperto nell’acciaio non alteri la capacità di resistenza meccanica dei generatori di vapore”. E riferiva di aver appena ricevuto “un fascicolo completo per ciascuno dei reattori, e – pronosticava – ci vorrà circa un mese per valutare i test e dare, o no, l’ok per riavviare gli impianti”.