I ghiacci del Polo Nord continuano a restringersi. Nel dicembre 2016 erano sotto di un milione di chilometri quadrati rispetto alla media stagionale trentennale (1981-2010): 12,1 milioni di km quadrati, contro una media a dicembre di oltre 13. Nel dicembre 2010 erano stati meno estesi, ma di meno, ‘solo’ di 20.000 km quadrati rispetto allo stesso mese del 2016. Il rapporto mensile del National Snow & Ice Data Center, il centro di ricerca in Colorado che monitora i ghiacci del mondo, lancia l’ennesimo allarme sul riscaldamento globale. L’estensione dei ghiacci artici dal 2012 è risultata essere sotto la media del trentennio precedente. Le temperature medie nell’Oceano Artico centrale e nel Mar di Barents a dicembre del 2016 sono state di 3 gradi maggiori rispetto alla media trentennale. Nel Mare dei Chukchi (fra la Siberia e l’Alaska) hanno superato le medie di 5 gradi. Dal 1978, scrive l’NSIDC sul suo sito, l’estensione media dei ghiacci artici a dicembre e’ scesa inesorabilmente, da 14,3 milioni di km quadrati agli attuali 12,1.
Per avere una maggiore chiarezza di idee è bene fare un confronto con l’era pre-industriale: nel 1850 la calotta invernale era fra i 15 e i 16 milioni di km quadrati. Per diversi mesi del 2016 /gennaio, febbraio, aprile, maggio, giugno, ottobre e novembre) si sono registrati minimi storici di estensione dei ghiacci artici. Una riduzione di tale portata, secondo i ricercatori non può dipendere solo dalle naturali variazioni del clima, ma influisce in modo decisivo il riscaldamento globale a causa dei gas serra. Marzo è il mese in cui i ghiacci artici raggiungono la loro massima estensione, pertanto si potrà avere un quadro completo della situazione. Tuttavia, in base al trend attuale, l’inverno 2016-2017 potrebbe segnare un nuovo record negativo sull’arretramento dei ghiacci del Polo Nord. La calotta polare artica, secondo i dati dell’NSIDC, si è dimezzata nell’ultimo secolo, e la velocità con cui si ritira è aumentata dagli anni ’70 in poi. Ai primi del Novecento i ghiacci permanenti, quelli che rimangono anche d’estate, coprivano una superficie di oltre 8,5 milioni di chilometri quadrati del Mar Glaciale Artico. Oggi siamo a poco piu’ di 4,5 milioni. Una riduzione dovuta soprattutto alle temperature dell’aria e dell’acqua in aumento, a causa del riscaldamento globale provocato dalle emissioni di gas serra.
