La costruzione di un muro al confine fra Messico e Stati Uniti, come voluto dal nuovo presidente statunitense Donald Trump, potrebbe essere “un disastro carissimo” secondo un team di geologi messicani. La geologia potrebbe costituire una barriera più grande dei problemi politici e sociali associati alla realizzazione di questo muro, secondo i geologi intervistati dalla rivista Smithsonian. Secondo gli esperti, la costruzione del muro – in apparenza un’opera di semplice realizzazione – richiederebbe maggiore sforzo che la costruzione di un alto grattacielo. Il motivo è l’eterogeneità dei suoli attraversati dalla barriera, ma anche la presenza di fiumi (rischio esondazione) e aree ad elevata sismicità.
L’eterogeneità dei terreni sembra essere il punto più dolente, visto che lungo le migliaia di km della barriera verrebbero intercettati terreni di ogni tipo, alcuni dei quali del tutto inadatti a costruire delle fondamenta per un’opera che debba reggere nel tempo. Si rischierebbe insomma di costruire un gigante dai piedi d’argilla, destinato alla rovina in pochissimo tempo. Inoltre, sottolineano i geologi, se per realizzare gli studi geologici previ alla realizzazione di un oleodotto di 5 chilometri sono necessari addirittura anni, come pensa Trump di poter costruire un muro così lungo in meno di un anno?


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