Continua la caccia a forme di vita nell’Universo. L’astrofisico e accademico dei Lincei, Giovanni Bignami, interviene sull’ultima scoperta degli astronomi dell’Università di Liegi: “Circa un anno fa era uscita la notizia che la stella Trappist 1 aveva intorno a se tre pianeti molto interessanti. E’ una stellina a 40 anni luce da noi, molto ‘cool, anzi ‘ultracool’ secondo gli scopritori, nel senso che e’ piccola (grande come Giove) e molto fredda, tre volte piu’ fredda del Sole. Niente di speciale: come lei ce ne sono decine di miliardi nella nostra Galassia. Di originale ha solo il nome, Trappist, ispirato alla umilta’ da fraticello (trappista) del piccolo telescopio belga da 60 cm (quasi amatoriale), col quale era cominciata la ricerca, appunto alcuni anni fa. Adesso, un anno dopo – afferma Bignami – usando i grandi telescopi europei e per ultimo il telescopio spaziale Spitzer della NASA, la stellina trappista rivela di avere intorno un totale di sette (almeno) pianeti, che girano su orbite ben allineate nello stesso piano, proprio come fanno gli otto pianeti del nostro sistema solare”.
Bignami rileva: “Almeno tre dei ‘trappisti’ hanno raggi e masse simili alla Terra e sono abbastanza vicini al loro pallido solicello da ricevere la stessa energia che la Terra riceve dal Sole. Su di loro, quindi, la temperatura alla superficie potrebbe stare tra gli 0-¦ e i 100-¦ e quindi l’acqua (se c’e’) potrebbe essere liquida. E’ la prima condizione che si richiede per dichiarare un pianeta abitabile, dove cioe’ la vita potrebbe svilupparsi. Anche sulla Terra la vita e’ nata negli oceani, quasi quattro miliardi di anni fa. Abitabile pero’ non vuol dire abitato: non abbiamo nessuna evidenza che ci sia vita sui tre nuovi pianeti. Se scoprissimo che hanno anche una atmosfera, avremmo un indizio in piu’, molto importante. Per adesso non possiamo saperlo: i nuovi pianeti sono stati scoperti solo perche’ visti passare davanti al disco di Trappist 1, oscurandone periodicamente la luce, anche se di molto poco”.
L’ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana sottolinea: “Per questo, stiamo gia’ costruendo la prossima generazione di telescopi, da terra e dallo spazio. Sulle Ande cilene l’Europa avra’ lo Extremely Large Telescope (specchio di 40 metri, con forte partecipazione italiana, guidata dall’ Istituto Nazionale di Astrofisica) e tra un paio d’anni NASA ed ESA metteranno in orbita il James Webb Space Telescope, il prossimo grande telescopio spaziale. Con entrambi, sara’ possibile, speriamo, capire se ci sono atmosfere e, se si’, cercare di analizzarne la composizione chimica, appunto mediante il metodo spettroscopico, uno dei maggiori strumenti della astronomia, da sempre”. Bignami conclude: “Se per esempio in una atmosfera trovassimo tracce di metano, vapor d’acqua, anidride carbonica o, perche’ no, di ossigeno libero, saremmo quasi sicuri della presenza di processi biologici sul pianeta. Realisticamente, tra una decina d’anni questo potrebbe succedere”.
