Lo afferma uno responsabili dell’associazione ‘Pescara del Tronto-24 agosto’, che nella frazione di Arquata (Ascoli Piceno) devastata dal sisma risiedeva e aveva una delle pochissime case del borgo che non sono crollate, anche se è rimasta gravemente lesionata e quindi adesso risulta inagibile. “Sono state rimosse e portate a Roma una parte delle macerie del Borgo di Arquata e di Piedilama – aggiunge – ma non di Pescara, che è la frazione più colpita dal Terremoto, e dove oltre il 90% delle abitazioni e delle strutture, chiesa compresa sono state rase al suolo, dalla prima e dalla seconda ondata sismica. Perché questo non viene fatto?”.
Il rappresentante dell’associazione locale che ha parlato a margine della visita del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, oggi in visita in queste aree, ha inoltre aggiunto: “La nostra frazione ha subito danni materiali e morali enormi e deve avere la giusta attenzione, sia in termini di percorsi per l’uscita dall’emergenza che di ripresa delle attività sociali ed economiche. Non può essere solo una vetrina pubblica, per poi essere dimenticata. Per questo – prosegue – noi chiediamo che non solo le macerie vengano rimosse e portate nel sito individuato della zona industriale di Pescara, ma che si cominci a pensare al futuro del paese : per esempio realizzando quell’ostello che può diventare il primo passo sulla strada della ripresa della vita comunitaria locale. Superando gli ostacoli burocratici esistenti e soprattutto facendo lavorare le piccole imprese del territorio montano, non le grandi multinazionali che hanno già preso gli appalti. Non possiamo continuare ad essere abbandonati al nostro destino”.
