In questi giorni il tema ricostruzione è nuovamente all’ordine del giorno, complici alcune dichiarazioni del Commissario per la ricostruzione Vasco Errani e le diverse inchieste in corso. Si parla di sicurezza sismica, vulnerabilità degli edifici e di verifiche tecniche. Qualche giorno fa “Le Iene” si sono occupate di scuole e del loro indice di vulnerabilità sismica, mettendo in luce una situazione preoccupante e talvolta vergognosa.
“Non si può tentare la fortuna con la vita dei figli“, afferma una mamma che vive a 30 Km dall’epicentro dell’ultimo terremoto del 18 Gennaio. Dal 24 Agosto lo sciame sismico non si è arrestato, ma i bambini ed i ragazzi continuano a frequentare scuole non idonee o sulle quali non è stata effettuata alcuna valutazione tecnica di sicurezza. Si tratta di edifici che ad ogni scossa subiscono nuovi danni che vengono puntualmente sistemati in maniera approssimativa. Sono edifici che apparentemente sembrano ristrutturati, ma che non danno alcuna sicurezza scientifica di stabilità: come la scuola Capranica di Amatrice che, nonostante il restauro del 2012, fu devastata e distrutta dalle scosse del 24 Agosto.
L’unico paramento che rende un edificio antisismico è l’indice di rischio legato alla vulnerabilità sismica: esso si misura in valori compresi tra 0 e 1, dove 0 corrisponde ad una stabilità minima, con un conseguente massimo rischio di crollo in caso di terremoto, mentre 1 corrisponde agli edifici antisismici che possiedono una buona resistenza alle scosse senza subirne danni strutturali.

Le situazioni allarmanti sono svariate e diffuse in tutta la penisola. Uno dei casi più eclatanti è quello di Ascoli Piceno, città nella quale nessuna scuola ha la valutazione di vulnerabilità sismica. Alcuni Presidi hanno rassicurato i genitori, come se bastasse attuare delle opere di ristrutturazione generiche per avere una sicurezza sismica. Le variabili che rendono un edificio antisismico non sono legate ad estetica o opinioni, bensì a delle perizie tecniche che dovrebbero pertanto essere inconfutabili.
La politica dell’appossimazione non fa sconti alle scuole. E’ un circolo vizioso: ci si dimentica della prevenzione, arriva l’emergenza, si corre ai ripari. Ma non è la stessa cosa perché “quando si lavora in emergenza non ci sono regole, si fa tutto in fretta. Si danno i contratti al di fuori di tutte le regole ordinarie”, con conseguenze non certo positive. Del resto, sottolinea l’Ing. Marinelli, “riparare dopo un terremoto costa 3 volte di più che mettere a posto prima. I soldi dopo li dobbiamo trovare, e quindi li troviamo, allora cerchiamo di trovarli prima. Qual è il problema dal punto di vista dei politici? Una cosa non avvenuta, non ha un risultato positivo dal punto di vista ‘politico'”
Ed in effetti è proprio così: la prevenzione non ha un riscontro immediato in termini di visibilità e campagna politica, pertanto si tende a rinviarla, preferendo investire in opere meno rilevanti, ma con un maggiore impatto sociale e di visibilità sulla popolazione. Qualche eccezione fortunatamente esiste, come il Comune di Giulianova, nel quale tutte le scuole hanno gli indici di vulnerabilità sismica e, quelle che risultavano inadatte, sono state
