Una falsa riga del terribile inverno del 2012 che poi apri le porte ad una delle estati più calde di sempre nella storia climatica del nord America. Questo è il riassunto dell’inverno 2017, fra USA e Canada, che rischia di passare fra i più caldi della storia, con anomalie termiche positive veramente impressionanti. Specialmente negli stati centro-meridionali degli USA, dove si riscontrano scarti di ben +6°C +7°C rispetto alle tradizionali medie climatiche del periodo. Una stagione invernale tutta da dimenticare in gran parte degli Stati Uniti, salvo delle rare eccezioni lungo la costa occidentale, come in California, dove le abbondanti precipitazioni delle ultime settimane hanno sommerso di neve fresca i rilievi della Sierra Nevada. Alcuni già parlano di un anno senza inverno per il Middle West, un po’ come il terribile mite inverno del 2007 o quello del 2012.
Del resto, sia in termini di temperature che di precipitazioni nevose ed estensione del manto bianco, l’inverno 2017 verrà ricordato come uno dei peggiori di sempre in gran parte degli stati contigui degli USA. Stando ai primi dati preliminari elaborati dal NOAA, il prestigioso ente climatico statunitense, quello del 2017 rischia di posizionarsi ai primi posti. Ma trattandosi di dati preliminari essi potranno essere ulteriormente ritoccati in questo ultimo periodo, in vista della risalita della prima intensa onda di calore della stagione primaverile sugli stati centrali.
Finora solo l’Alaska è una larga fetta della West Coast sono rimasti al riparo dalle spaventose anomalie termiche positive che hanno caratterizzato l’intera stagione invernale degli USA, dagli stati del profondo sud fino al Middle West e lungo i confini settentrionali canadesi. In molte aree del nord-est, abituate ad essere coperte dalla neve per lunghi periodi, da novembre a marzo, non vi è stata alcuna traccia per l’intera stagione. In molte località, soprattutto nel Middle East, al posto della neve sono comparsi i prati fioriti. Ma il clima caldo e l’assenza di neve si è sentita molto anche lungo l’East Coast e negli stati del New England.
Da queste parti un inverno cosi anomalo come questo non si ricordava niente meno che dal 2012. Ora, con la risalita delle prime vere onde mobili di calore dai deserti del Messico settentrionale e dall’area del Golfo, tali anomalie termiche positive tendono a crescere a dismisura, tanto che solo nei giorni scorsi in Texas sono stati sfondati i primi +40°C di stagione, mentre nel vicino Oklahoma sono state archiviate temperature massime di oltre i +36°C +38°C all’ombra. Ma qui la stagione calda, a parte delle brevi rinfrescate, non è mai finita. Per capire l’entità delle anomalie termiche positive che affiggono gli Stati Uniti basta solo dare un’occhiata alle temperature massime registrate nei singoli stati.
Basti pensare che nelle scorse settimane oltre mezzo paese ha segnato temperature massime prossime o superiori ai +25°C +26°C all’ombra, con scarti di oltre i +10° +12° o anche più rispetto alle tradizionali medie del periodo. Ciò può capitare in maggio o all’inizio di giugno, ma non certo a metà febbraio. Mesi davvero dal clima stravolto in gran parte degli States. Nei prossimi giorni si verificherà un ulteriore intensificazione della calura per la risalita dall’entroterra messicano settentrionale di aria piuttosto calda convogliata negli States, soprattutto nella parte centrale, da moderati venti dai quadranti meridionali, in genere da Sud e S-SO.
I caldi venti meridionali risaliranno gli stati centrali degli USA lungo il bordo occidentale di un robusto promontorio anticiclonico di blocco, ben sviluppato anche in senso meridiano, che posizionerà i propri massimi barici davanti l’East Coast. Questa robusta struttura anticiclonica presente sulla costa atlantica, oltre a pilotare verso gli USA centrali masse d’aria sub-tropicali piuttosto calde, d’estrazione messicana, relegherà il flusso perturbato occidentale, proveniente dal Pacifico settentrionale, in piena area canadese, lasciando fuori buona parte degli Stati Uniti.
Le profonde circolazioni depressionarie che dal Golfo d’Alaska e dal Pacifico settentrionale sfondano verso le coste canadesi occidentali, sulla British Columbia, sono costrette a scavalcare i rilievi della Catena Costiera e il baluardo montuoso rappresentato dalle Montagne Rocciose (con picchi over 3500-4000 metri), dove spesso apportano forti nevicate con abbondanti accumuli, per riversarsi fra gli stati canadesi dell’Alberta, il Saskatchewan e il Manitoba, deviando successivamente verso la grande baia di Hudson, scorrendo sul margine più settentrionale di questa ampia impalcatura anticiclonica che tiene sotto scacco gran parte degli USA.
Questo trend proseguirà anche nei prossimi giorni, con la penetrazione di una vasta circolazione depressionaria sul Canada centro-occidentale, con sconfinamenti di piogge e nevicate sui rilievi fino allo stato di Washington, l’Oregon e l’estremo nord della California, per l’afflusso dal Pacifico di aria molto umida con tesi venti occidentali, mentre il resto degli Stati Uniti rimarrà sotto la copertura del robusto anticiclone di blocco. L’avvicinamento della vasta circolazione depressionaria causerà anche un massiccio richiamo pre-frontale, con sostenuti venti da S-SE e Sud, che trasporteranno aria piuttosto calda di matrice sub-tropicale che si spingerà fino agli stati centrali degli USA, facendo schizzare i termometri fino alla soglia dei +28°C +30°C in molti stati del centro-sud.


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