Veneto, Legambiente: acque contaminate da sostanze perfluoroalchiliche

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Quattro anni dopo la scoperta dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche delle acque potabili nelle province di Vicenza, Verona e Padova, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha approvato una relazione dettagliata, ribadendo la gravità della situazione, che permane ancora oggi, e la necessità di applicare interventi risolutivi per la tutela della salute dei cittadini coinvolti, e paventando l’applicazione della nuova norma sugli ecoreati per punire i responsabili dell’inquinamento. E’ quanto rende noto di Legmabiente. La relazione è il frutto di diversi mesi di studio e approfondimenti da parte della Commissione e di numerose audizioni, tra cui quella di Legambiente che lo scorso 22 giugno è stata ascoltata dai parlamentari sulla gestione dell’emergenza Pfas da parte della Regione e degli altri enti regionali e nazionali competenti. In particolare Legambiente riferisce che la dettagliata relazione della Commissione ribadisce l’urgenza di applicare interventi efficaci e risolutivi in Veneto, sia sul fronte della tutela sanitaria che ambientale. In particolare, si evidenzia come il problema ad oggi sia tutt’altro che risolto chiedendo un maggiore impegno da parte delle amministrazioni regionali e nazionali coinvolte, a partire dalla Regione e dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Ad oggi tali sostanze continuano ad essere sversate nell’ambiente: il collettore Arica, nel fiume Fratta, che riceve gli scarichi di diversi depuratori consortili con i reflui industriali, secondo le stime dei tecnici riversa infatti nel fiume, circa 200 kg/anno di queste sostanze. La relazione della Commissione afferma anche che ”va rilevato che anche il monitoraggio dei corsi d’acqua dei bacini idrografici del Veneto conferma che la fonte dell’inquinamento parte dall’area occupata dalla società Miteni e che il barrieramento in atto dentro e fuori lo stabilimento industriale è tuttora insufficiente a bloccare la diffusione delle sostanze perfluoroalchiliche nei bacini idrografici direttamente collegati alla fonte della contaminazione”, e per questo la Commissione propone di applicare la recente legge sugli ecoreati (68/2015), per i reati di inquinamento ambientale e omessa bonifica nei confronti della Miteni stessa. Secondo il responsabile scientifico di Legambiente, Giorgio Zampetti ”occorre intervenire su tutti gli aspetti connessi con questa contaminazione, dall’acqua potabile, con nuovi allacci per gli acquedotti, al suo utilizzo a fini irrigui; dai controlli sui prodotti di allevamento e agricoli fino alla totale rimozione dei Pfas dagli scarichi industriali e alla bonifica dei siti contaminati. Queste sostanze devono essere messe al bando e sostituite con altri prodotti che non presentino rischi e conseguenze per l’ambiente e la salute”.