Il 3 marzo del 2016, il giorno dopo il suo 45° compleanno, Berta Caceres, indigena dell’Honduras, leader del popolo indigeno Lenca, attivista femminista ed in prima fila da tempo nella salvaguardia dell’ambiente nei suoi territori, veniva assassinata da sconosciuti armati, nella sua casa. Da molti anni era oggetto di minacce di morte per il suo attivismo nella lotta contro le grandi multinazionali, che nei suoi territori volevano costruire enormi dighe e miniere senza consultare la popolazione.
Berta Caceres aveva lottato ad esempio contro la costruzione di una diga sul río Gualcarque, considerato sacro dai Lenca, ad opera di una joint venture tra cui spiccavano la compagnia honduregna DESA e la cinese Sinohydro. In Honduras non è la prima volta che attivisti impegnati nella difesa dell’ambiente vengono assassinati dopo aver ricevute minacce e intimidazioni. Una pratica, quella delle intimidazioni e delle uccisioni contro ambientalisti e sindacalisti, purtroppo ancora molto diffusa nel Centro e Sud America.
La figlia di Berta si sta battendo da un anno per ottenere verità e giustizia sulla morte di sua madre, ma si è scontrata con un muro di gomma. Mesi fa è intervenuta anche al Parlamento Europeo dove ha affermato che ritiene l’uccisione di sua madre un ” intervento ha affermato che l’uccisione di sua madre è stato un “omicidio politico”.


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