Astrofisica: le Fasce di Van Allen meno pericolose del previsto, una buona notizia per le future missioni spaziali

Dalle sonde gemelle NASA che da anni si occupano di studiare le caratteristiche delle fasce di Van Allen, arriva una scoperta affascinante: gli elettroni ad altissima energia che gli scienziati ritenevano imprigionati nella fascia interna dal campo magnetico terrestre, sembrano essere meno presenti del previsto e di conseguenza potrebbero essere meno pericolosi, perché vi sarebbe minore radiazione tra l’orbita occupata dai satelliti per telecomunicazioni e quella della Stazione spaziale internazionale. I risultati dello studio pubblicato da Seth Claudepierre, di Aerospace Corporation, su Journal of Geophysical Research, sono considerati una buona notizia per le future missioni spaziali.

Le “Fasce di Van Allen” sono due gigantesche ‘ciambelle’ concentriche, costituite da particelle ad alta energia, che circondano la Terra e devono il nome al loro scopritore, l’astronomo americano James Van Allen. Scoperte nel 1958 grazie alle missioni Explorer 1 ed Explorer 3 della NASA, queste strutture sono formate da una fascia interna più piccola e da una esterna più ampia e più dinamica e sono da tempo sotto la lente degli studiosi che cercano di comprenderne il comportamento.

Sono composte da un’alta concentrazione di particelle cariche, in generale elettroni e protoni: alcune di queste particelle, soprattutto i cosiddetti elettroni relativistici, sono considerate molto pericolose per gli strumenti elettronici a bordo dei satelliti tanto che le missioni spaziali necessitano di speciali schermi per proteggersi.

Ora si è riusciti per la prima volta a misurare la quantità di elettroni relativistici presenti nella più interna delle due fasce, che si estende mediamente tra 1.000 e 6.000 chilometri di altezza: è emerso che gli elettroni più pericolosi sono molto rari e aumentano di numero solo in occasione di forti tempeste geomagnetiche.

La scoperta può avere importanti implicazioni per il futuro dei voli spaziali in quanto potrebbe aiutare a progettare satelliti più leggeri e economici.