Il ciclone Debbie che ieri pomeriggio si è abbattuto sulla costa nord est dell’Australia con venti fino a 220 km l’ora e piogge torrenziali fino a 500 mm ha causato ingenti danni alle popolazioni del Queensland che stanno iniziando ad affrontare con l’aiuto dei servizi di soccorso e dei militari. I residenti sono usciti stamattina dalle loro abitazioni ed hanno trovato uno scenario quasi apocalittico: intere sezioni del tetto sparse sul terreno, strade bloccate da alberi e piloni della luce abbattuti e battelli schiantati contro gli scogli.
La perturbazione si dirige ora verso l’interno e, seppur con minore intensità, potrebbe causare estese inondazioni ed esondazioni di fiumi. Non si ha al momento notizia di morti, mentre risultano alcuni feriti gravi, tuttavia sono diverse le comunità isolate per cui il bilancio potrebbe salire. Nel frattempo sono stati salvati diversi automobilisti rimasti intrappolati nelle acque alluvionali e due pescatori la cui barca si era rovesciata.
Circa 63 mila case e negozi restano senza elettricità e ci vorrà più di una settimana prima che in certe aree venga ripristinata. Le strade lungo la costa e in aree interne adiacenti sono interrotte da detriti e danni al manto stradale e le autorità raccomandano di non percorrerle in auto, per evitare pericoli e per lasciare spazio agli oltre 1000 operatori dei servizi di emergenza e militari. Le piantagioni di canna da zucchero, cruciali per l’economia locale, sono rase al suolo e i coltivatori dovranno ora valutare l’estensione dei danni permanenti e vi sono forti timori per l’impatto sulla Grande Barriera Corallina. Il ciclone e’ stato dichiarato una catastrofe dall’Insurance Council of Australia che rappresenta le societa’ di assicurazione e ha avvertito che, pur non essendoci alcuna stima dei danni, precedenti cicloni tropicali sono costati miliardi di dollari.

