E’ firmato ‘Mario Negri‘, e punta a un test per personalizzare le terapie contro il cancro all’ovaio, uno degli 8 progetti vincitori della prima edizione del bando ‘Roche per la ricerca scientifica indipendente’. Presentato dal Dipartimento di Oncologia dell’Irccs milanese diretto da Silvio Garattini, riguarda lo studio del tumore ovarico di stadio 1, patologia rara e per questo poco studiata. Il nuovo progetto parte dai risultati di una precedente collaborazione tra diverse istituzioni di ricerca (Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, università di Padova) e cliniche (università di Milano-Bicocca, ospedali Civili di Brescia e Città della Salute di Torino) – ricordano dall’Irccs di via La Masa – che ha consentito di individuare, su una casistica unica di oltre 200 biopsie congelate di pazienti con diagnosi di tumore dell’ovaio stadio 1, una sorta di ‘firma molecolare’ in grado di predire il rischio di ricadute post-intervento. Più precisamente si tratta di una firma molecolare integrata (Integrated Signature Classifier, Isc) di geni e loro regolatori (miRna), funzionalmente correlati tra di loro. Studi retrospettivi ne hanno dimostrato le potenzialità prognostiche, che sfruttate in un test potrebbero aiutare a razionalizzare le scelte terapeutiche in pazienti con diagnosi di tumore dell’ovaio stadio 1. “I risultati ottenuti finora dal nostro gruppo multidisciplinare – spiega il coordinatore del team Sergio Marchini, il ricercatore del Mario Negri che ha candidato il progetto – ci hanno permesso di individuare una firma molecolare dei tumori aggressivi, che consiste in un network di 10 geni e 16 microRna che si coordinano per peggiorare la prognosi“. Adesso “l’obiettivo è validare il test della firma molecolare su circa 400 pazienti, per poterlo utilizzare ovunque e sapere fin dalla diagnosi se il tumore è aggressivo, e quindi se si deve trattare con farmaci più potenti, o se è più benigno, e dunque è possibile risparmiare chemioterapici dannosi per la fertilità“. Il messaggio è che “non possiamo più soffermarci sul ruolo del singolo gene o della singola proteina“. Ma “per far questo – precisa Marchini – è sempre più necessario un lavoro di squadra e multidisciplinare, in cui figure professionali diverse (medico, chirurgo, anatomopatologo, biologo e biostatistico) collaborano e mettono insieme le proprie risorse, esperienze e professionalità, per affrontare una sfida comune che fino a pochi anni fa sembrava un traguardo irraggiungibile“. “Siamo davvero soddisfatti per i risultati della prima edizione di Roche per la ricerca“, commenta Maurizio de Cicco, presidente e amministratore delegato di Roche Spa. “Come Roche abbiamo fatto una scelta coraggiosa – ricorda – decidendo di impegnare risorse importanti per stimolare e finanziare la ricerca indipendente, e ora possiamo dire che la qualità dei progetti vincitori della prima edizione è andata al di là di ogni nostra aspettativa. Speriamo che grazie al finanziamento possano emergere risultati importanti per il sistema salute“. “Le oltre 330 candidature ricevute – prosegue il manager – dimostrano l’attenzione e il gradimento riscosso da quest’iniziativa. I progetti vincitori, in particolare, hanno messo in luce eccellenze del territorio di cui tutti dobbiamo andare orgogliosi. Confidiamo che, anche grazie al nostro impegno, tali eccellenze potranno emergere e contribuire a trovare soluzioni innovative per la salute“.
Cancro all’ovaio: test per cure su misura, Roche premia progetto dell’Istituto Mario Negri


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