Sonno amico e rivelatore, nuovi farmaci, inedite armi e strategie hi-tech – dalla realtà virtuale alla stimolazione cerebrale profonda – per una vita con più qualità. Anche quando il cervello è sotto attacco e il nemico da tenere a bada è una malattia neurodegenerativa. “Curare il cervello migliora la vita”, è il messaggio con cui i neurologi della Sin (Società italiana di neurologia) aprono la Settimana mondiale del cervello, in programma fino a domenica 19 marzo con iniziative in tutta Italia, da incontri divulgativi a convegni scientifici, da attività per gli studenti delle scuole elementari e medie a open day nelle cliniche neurologiche. Da un lato si fa il punto sulle ultime frontiere per i pazienti che convivono con Parkinson, Alzheimer e altre gravi malattie, dall’altro gli esperti lanciano un monito sull’importanza di tutelare il tesoro della mente, fin da giovani. In un periodo della vita in cui – sebbene alcune malattie neurologiche colpiscano già – le minacce più grandi hanno altri nomi: traumi, droghe. I primi, “pur relativamente lievi – evidenzia Gianluigi Mancardi, direttore della Clinica neurologica dell’università di Genova – sono in grado di causare un danno diffuso a livello del sistema nervoso centrale che può manifestarsi successivamente con disturbi cognitivi di una certa rilevanza“, anche se in età prescolare migliore appare il recupero. Da qui l’appello per campagne di informazione, per una cultura della prevenzione, a cominciare dagli incidenti stradali, la causa più frequente di trauma cranico e spinale (cintura di sicurezza, casco, maggiore attenzione a sonnolenza diurna e notturna). La ricerca ha approfondito poi i danni legati alle droghe. Soprattutto “l’effetto a distanza di alcol e marijuana, tra le sostanze di cui si fa più abuso in età giovanile e adolescenziale“, sottolinea Mancardi. “E’ stato dimostrato che il cronico abuso di tali sostanze determina un calo della memoria verbale, delle funzioni visuo-spaziali, della memoria di lavoro, dell’attenzione e della concentrazione, con un conseguente abbassamento globale delle funzioni cognitive“. Con l’edizione 2017 dell’iniziativa – presentata oggi a Milano – viene evidenziata “l’esigenza di risposte più adeguate ai crescenti bisogni di cura“, afferma Leandro Provinciali, presidente Sin. “Riteniamo, infatti – spiega – che la neurologia abbia ancora un ruolo sottostimato nel nostro Paese, con un conseguente svantaggio per i pazienti che nel 60% dei casi non si rivolgono al neurologo per le patologie competenti, ritardando così la corretta diagnosi”. In molte patologie del sistema nervoso centrale e periferico, ricorda Provinciali, “la diagnosi precoce permette una strategia terapeutica in grado di tenere sotto controllo i sintomi e modificare, quindi, la progressione della malattia“. Al fattore tempo si aggiunge la tecnologia e le ultime frontiere terapeutiche. Un mix che può fare la differenza, assicurano gli esperti. Per il Parkinson, ad esempio, i neurologi segnalano gli ultimi passi avanti, a partire dall’infusione intestinale continua di levodopa per i pazienti in fase avanzata che, evidenzia Leonardo Lopiano, ordinario di Neurologia all’università di Torino, “ha permesso di migliorare la qualità di vita dei pazienti, ottimizzando la somministrazione del farmaco e migliorando il controllo dei sintomi motori e delle fluttuazioni motorie. Allo stesso tempo sono già in uso oppure sono imminenti nuovi farmaci” e “grande speranza viene riposta nei farmaci neuroprotettivi se somministrati nelle fasi precoci di malattia“. La qualità della vita può passare dalla neuroriabilitazione, settore che nel trattamento dei disturbi del movimento “ha assunto un ruolo rilevante negli ultimi anni e conta 200 mila persone solo per morbo di Parkinson“. Si stanno sviluppando nuove tecniche e progetti come quelli di ‘teleriabilitazione’ che consentono al paziente di seguire le istruzioni di un esperto ‘a distanza’, collegandosi da casa. O, ancora, si ricorre alla realtà virtuale per far eseguire compiti ed esercizi in presenza di ambientazioni ricostruite e maggiormente ‘stimolanti’, sottolinea l’esperto ricordando anche gli oltre 100 mila malati che nel mondo hanno potuto beneficiare di un’altra strategia, quella della stimolazione cerebrale profonda. Tanta attesa c’è nel cogliere i segnali che arriveranno dalla ricerca in corso su nuove strategie terapeutiche per l’Alzheimer. Le demenze in generale sono un’epidemia silenziosa che, evidenzia Carlo Ferrarese, direttore scientifico del Centro di neuroscienze di Milano dell’università di Milano-Bicocca, coinvolge nel Paese circa 1 milione di pazienti. Anche su questo fronte “la diagnosi precoce” appare una meta sempre più indispensabile “per poter indirizzare il paziente verso strategie, attualmente in fase avanzata di sperimentazione, che potrebbero modificare il decorso della malattia mediante la rimozione della proteina beta-amiloide“. Altro aspetto che sta assumendo un ruolo sempre più importante è il sonno: “Studi longitudinali – spiega Luigi Ferini Strambi, professore ordinario di Neurologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano – hanno evidenziato che alcuni disturbi sono da considerare marker predittivi del possibile sviluppo di una patologia neurodegenerativa“. Si va da dati sull’eccessiva “sonnolenza diurna che può manifestarsi alcuni anni prima della comparsa di Parkinson” a un lavoro su 2.457 soggetti, età media 72 anni, seguiti per oltre 10 anni, che “ha evidenziato che una durata del sonno notturno superiore a 9 ore è associata a un rischio maggiore di sviluppare una qualsiasi forma di demenza“. L’identificazione e il trattamento dello specifico disturbo del sonno, continua l’esperto, “comporta non solo un miglioramento della qualità della vita, ma, nel caso ad esempio dei pazienti con ictus, anche un migliore esito a breve e a lungo termine. Alcuni autori hanno anche osservato che, in pazienti con Alzheimer, il trattamento di una concomitante sindrome delle apnee ostruttive con l’apparecchio a pressione positiva d’aria (Cpap) può rallentare la progressione del deficit cognitivo“. E studi in modelli animali hanno infine rilevato “che la privazione di sonno accelera l’aggregazione di beta-amiloide in placche extracellulari, che sono caratteristiche della malattia di Alzheimer“. Il dettaglio delle iniziative italiane della Settimana mondiale del cervello è consultabile online, all’indirizzo www.neuro.it.
Dal sonno alla realtà virtuale, curare il cervello migliora la vita


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