Droga: SOS nuove sostanze in Lombardia, l’emergenza che sfugge agli esperti

Arrivano in pronto soccorso fuori di sé. I medici la chiamano tecnicamente agitazione psicomotoria. E, di fronte a casi simili, si mettono in cerca del fattore scatenante. Il sospetto è sempre lo stesso: intossicazione da alcol o droga. L’epilogo: in quasi un caso su due il ricovero in reparto psichiatrico. E’ il mondo dello sballo visto dal pronto soccorso. Uno spaccato che è la punta dell’iceberg di quello che succede in una notte qualsiasi di una qualunque città italiana, con le metropoli come Milano in cima alla lista. Uno su 4 (24,4%) di chi finisce sotto la lente di un Centro antiveleni come quello dell’ospedale Niguarda di Milano (centro di riferimento nazionale) ha tra i 18 e i 29 anni, il 23,6% tra i 30 e i 39. Insieme queste fasce d’età rappresentano quasi la metà dei casi di esposizione a sostanze d’abuso analizzati in una raccolta retrospettiva realizzata dalla struttura meneghina (il periodo preso in considerazione va da luglio a dicembre 2015) che si è focalizzata su situazioni gestite in emergenza dal Cav, dal pronto soccorso e dal servizio psichiatrico dell’Asst. Un modo per cercare di rendere meno sfocato un universo che sfugge alle statistiche, e spesso sottovalutato: quello delle nuove droghe. Un punto innegabile, convengono gli esperti riuniti proprio nel capoluogo lombardo per un convegno sul tema, è che “si consumano, soprattutto fra i giovani. Ma non si sa in quale misura e con conseguenze non del tutto chiare”. Ketamina, cannabinoli sintetici, amfetamine e metamfetamine di nuova generazione: sono le classi principali a cui appartengono queste sostanze. Alle quali si aggiunge “un ritorno preoccupante dell’eroina e degli oppioidi di sintesi”. Tra le più note e diffuse lo ‘shaboo’, spiega Franca Davanzo, direttore del Cav. “Una droga che viene dai paesi orientali come Filippine e Cina. Spacciata in forma di cristalli trasparenti, simili a quelli del sale grosso, questa sostanza potentissima è diventata famosa per i tanti reati commessi dai suoi consumatori”. Due le parole chiave per descriverla: aggressività ed effetti devastanti per la Salute, segnala la psichiatra Laura Cazzaniga. Se per i casi finiti in ’emergency room’ la sostanza prevelentemente rilevata è stata l’alcol, in un terzo di queste storie non si riesce a dare un nome al ‘colpevole’. Nei 271 verbali di pronto soccorso presi in considerazione dall’ospedale milanese solo in 4 si citava l’uso di nuove sostanze psicoattive: in uno si dava come certa l’intossicazione da shaboo, in due si ipotizzava l’uso di Ketamina, per uno era citato il Mdpv, cioè metilenediossipirovalerone (catinone). L’uso di queste nuove droghe, precisano gli esperti, si perde nella casistica degli utenti dei pronto soccorso “soprattutto a causa della difficoltà di identificare le sostanze o i metaboliti nei liquidi biologici del paziente”. E’ molto difficile arrivare a una diagnosi certa di abuso legato alle ultime frontiere in fatto di droga. “E’ difficile avere dei kit di analisi standard – fa notare Adriano Masarin del Laboratorio di analisi chimico cliniche – perché il tipo di sostanza e la loro diffusione sono in costante evoluzione. Le molecole vengono modificate di continuo per non essere rintracciate”. Non un dettaglio da poco. Se viene a mancare l’identificazione, viene a mancare il fondamento su cui costruire un sistema condiviso per dimensionare il problema, studiarlo e proporre interventi efficaci. Un problema che ha importanti risvolti sociali. Nel lavoro condotto al Niguarda c’è un cenno anche agli incidenti stradali: sugli oltre 1.200 analizzati, nel 70% sono state ricercate sostanze e 792 conducenti di auto o motoveicoli ricoverati al trauma center risultavano positivi agli esami tossicologici. Quella delle nuove droghe è “una problematica che conosciamo solo parzialmente”, concordano gli esperti. Su più versanti si inseguono tracce della sua presenza, che affiora qua e là dai dati medici. Nella lista delle sostanze riferite al Centro antiveleni del Niguarda – considerando una platea di 377 casi gestiti da luglio a dicembre 2015 – figura un 26,3% di n.i. (sostanze non identificate), ma anche farmaci da soli o in associazione e – accanto ai classici alcolici, cocaina, cannabis, eroina ed ecstasy – compaiono Alcover, ketamina, allucinogeni, crack, smart drugs, catinoni, spice. La distribuzione dei casi rivela due picchi, il mercoledì e la domenica. Ma è solo una fotografia rimpicciolita della realtà. E’ come un collo di bottiglia. Scendendo verso il fondo lo scenario si allarga. I numeri si fanno più consistenti quando si passa agli utenti dei Sert – servizi a cui ci si rivolge per la prima volta verso i 34 anni, cioè almeno 10 anni dopo le prime forme di abuso – ma lo sono ancora di più quando si guarda alla popolazione reale. Un esempio lampante è quello dei giocatori problematici: una ricerca del 2016 (su 3 mila milanesi tra i 14 e i 64 anni) ne stima circa 20 mila, ma solo un migliaio (5%) sono quelli che hanno chiesto aiuto ai servizi. Anche se il totale dei casi trattati in un anno è praticamente quadruplicato dal 2009 al 2016. Ancora: la popolazione a rischio che fa uso o abusa di almeno una sostanza psicoattiva ha un’età media inferiore ai 24 anni. L’utenza in carico di quella fascia d’età è circa il 7%, pari a poco più del 2% della popolazione potenzialmente a rischio. Proprio dai racconti delle persone assistite nei Sert emergono storie di ragazzi che cominciano anche a 13 anni a fare le prime esperienze, per esempio con gli inalanti volatili. “Forse un giorno ci renderemo conto che esiste una realtà che non osserviamo. C’è una parte di popolazione che cammina sul filo di comportamenti a rischio”, avverte Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze Ambito di Milano dell’Ats Città metropolitana e Asst Santi Paolo e Carlo. C’è molta offerta ma anche molta domanda. “E questi comportamenti a rischio non sono innocui. Per il sistema socio-sanitario nel suo complesso un buon obiettivo potrebbe essere arrivare prima di quanto oggi accade”.