“Una ricerca che non si applicherà mai all’uomo. Lo studio vuole solo capire cosa accade nelle primissime fasi dello sviluppo dell’embrione”. Cosi’ il genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, commenta all’Agi i risultati dello studio condotto dai ricercatori dell’Universita’ di Cambridge che sono riusciti ad ottenere il primo embrione artificiale di topo. “Lo studio – spiega Dallapiccola – e’ interessante perche’ fa capire cosa capita, nelle primissime fasi dello sviluppo embrionario, fasi di cui conosciamo relativamente poco. I ricercatori hanno assemblato cellule staminali tradizionali pero’ modificate (anche se non e’ chiaro con quale sistema), cellule del trop bas (cioe’ quelle che compongono la placenta), e un sistema di scaffold, riuscendo cosi’ a ricreare e guidare le primissime fasi dello sviluppo dell’embrione. Hanno quindi dimostrato che c’e’ un dialogo tra le cellule staminali e le cellule della placenta. Il genetista comunque non ha dubbi, “si tratta – ha sottolineato – di un modello che non ha nessuno effetto di tipo terapeutico e che non potrà mai essere applicato alla salute umana, ma che permette di ricevere informazione sule tappe critiche delle primissime fasi dello sviluppo dell’embrione”.
Embrione artificiale, l’esperto: “Non è applicabile all’uomo”
