“Sull’Etna, procede l’attività stromboliana da una bocca eruttiva ubicata nella sella tra il vecchio e il nuovo cratere di sud-est, uno degli otto crateri sommitali del vulcano, a una quota di circa 3.300 metri d’altitudine. La colata lavica che ne scaturisce non è molto alimentata e i suoi fronti sono attestati attorno ai 2.800 metri“. Il vulcanologo Eugenio Privitera, direttore dell’Osservatorio Etneo dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, intervistato dall’AdnKronos, fa il punto della situazione sul vulcano siciliano, il più grande d’Europa. “La zona interessata è un’area disabitata, lontana dai centri abitati, dove sono presenti soltanto alcune attrezzature turistiche, che però non sono a rischio. In tal senso – assicura Privitera – non c’è nulla da temere, anche perché la colata si sta spostando molto lentamente: tra ieri e oggi è avanzata di appena 50 metri senza una grande capacità di propagazione“. Quanto alle visite turistiche, “i sindaci hanno limitato l’accesso fino ai 2.500 metri d’altitudine“. I fenomeni eruttivi dell’Etna, “che comunque possono sempre evolvere – avverte Privitera – per ora sono tutti confinati in area sommitale e al momento non c’è alcuna preoccupazione per il fatto che possano investire i paesi etnei e tanto meno la città di Catania o l’aeroporto di Fontanarossa” Per non parlare di Taormina, dove si svolgerà a fine maggio il vertice del G7: “L’attività dell’Etna lì non potrà mai colpire, al massimo si potrà percepire la caduta di cenere, ma nulla di più“, tranquillizza il direttore dell’Osservatorio Etneo dell’Ingv.


















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