Un terremoto di magnitudo Richter 4.1 è stato registrato – quando in Italia era notte – nello stato americano dell’Oklahoma. Il sisma ha avuto epicentro nel nord dello stato, in un’area remota, e per questo ha avuto una intensità ridotta.
Il sisma è solo l’ultimo di una lunghissima serie di eventi sismici che negli ultimi anni ha interessato l’Oklahoma, con terremoti di magnitudo anche superiore a 5.0 che hanno causato danni.
Da anni i geologi americani si interrogano sul motivo per cui l’Oklahoma, uno stato degli U.S.A. centrali fino al 2009 per lo più privo di attività sismica, abbia sperimentato da quell’anno fino ad oggi un incremento impressionante del numero di terremoti.
Una delle ipotesi ormai più accreditate nella comunità scientifica, riportata anche dal sito ufficiale dell’USGS (il Servizio Geologico Americano), è che l’intensa attività di fracking avvenuta nell’area abbia innescato un processo di triggering. In poche parole l’incremento di terremoti sarebbe da ricondurre all’iniezione nel sottosuolo di fluidi in pressione usata per estrazione di idrocarburi: un processo noto come fracking, o fratturazione idraulica.


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