Basta attaccare i ricercatori se i risultati degli studi non piacciono. E’ questo in sostanza che Bernhard Url, direttore dell’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa), ha voluto precisare. “Tra l’incudine e il martello“, sintetizza Url in un’intervista all’ANSA. Efsa è un organismo tecnico, che valuta rischi. Ma sui suoi pareri si basano decisioni politiche su una quantita’ di temi che tengono in fermento l’opinione pubblica, dai pesticidi agli ogm, dall’olio di palma ai materiali da imballaggio alimentare. “Se i risultati del nostro lavoro corrispondono all’agenda politica di questa o quella organizzazione allora si loda l’Efsa, in caso contrario l’Efsa diventa un posto ‘pieno di conflitti di interesse’. Eppure si tratta sempre della stessa organizzazione, con gli stessi ricercatori e le stesse procedure di lavoro. Smettiamola di attaccare lo scienziato o l’organizzazione scientifica perche’ il risultato di uno studio non ci piace. Invito i nostri critici a guardare alla qualita’ del nostro lavoro”.
Che guarda allo sviluppo di strumenti di analisi del rischio sempre piu’ sofisticati, tra cui il progetto, realizzato su mandato della Commissione europea, di un sistema di monitoraggio di minacce “aliene“, come i patogeni che arrivano in Europa da altri Paesi, tipo la xylella. Un fenomeno in qualche modo “inevitabile e con cui bisogna convivere”, dice Url. Ma che puo’ essere contrastato con piu’ efficacia “rafforzando i sistemi per prevedere quali organismi potrebbero entrare con piu’ probabilita’“. Per questo “Efsa – spiega Url – sta lavorando a un sistema che utilizza moderne tecnologie per monitorare letteratura scientifica, media e anche social media su scala globale per individuare la diffusione di parassiti con il maggior anticipo possibile ed essere preparati”. Poi c’e’ il progetto MixTox, per valutare l’impatto dell’esposizione alle miscele di sostanze chimiche, piuttosto che delle singole sostanze, come avviene oggi. “Ci vorranno anni – dice Url – perche’ e’ una questione molto complessa, ma ne verremo a capo con i nostri partner, che vanno dal Rivm dell’Olanda all’agenzia per la protezione dell’ambiente americana“.
“Oggi vediamo una grande sfiducia negli esperti – prosegue Url – si preferisce trovare le risposte sui social media. Si ha la sensazione che nella percezione del pubblico un’opinione qualsiasi abbia lo stesso valore di un parere costruito con il metodo scientifico. Non ha senso. La scienza e’ falsificabile, nel senso che puo’ essere smentita dall’osservazione di fatti nuovi, ma non e’ un’opinione. Non screditiamola perche’, con problemi da affrontare come i cambiamenti climatici o la resistenza agli antibiotici, ne avremo sempre piu’ bisogno”.


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