Sono 25 mila le aziende agricole e le stalle nei 131 comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, di cui il 95,5% a conduzione familiare. Il tutto su 292 mila ettari di terreni agricoli coltivati soprattutto a seminativi e pascoli. Aree rurali dove i danni tra diretti e indiretti ammontano a 2,3 miliardi di euro. A censire i numeri del disastro a sei mesi dalla prima scossa, e’ la Coldiretti in occasione del sit-in degli allevatori a piazza Montecitorio a Roma. Significativa nell’area la presenza degli allevamenti con quasi 65 mila bovini, 40 mila pecore e oltre 11 mila maiali, che producono un buon indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi.
Danni alle infrastrutture, alle produzioni ma anche alle mancate vendite dovute alla fuga di turisti e residenti, per i quali a pesare sono proprio i ritardi nella costruzione degli alloggi temporanei. Una doppia desertificazione con effetti devastanti per le tante specialita’ alimentari Dop e Igp e non solo. I prodotti locali salvati dalle macerie, infatti, rischiano di sparire perche’ il mercato locale e’ crollato del 90%.
Il crack delle vendite, sottolinea la Coldiretti, ha colpito maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte, ma anche i tanti salumi della zona, dovuto anche all’inagibilita’ dei laboratori di trasformazione che si trovano nel cratere. Ma l’assenza di acquirenti sta interessando un po’ tutte le produzioni, compresi farro, lenticchie e altri legumi. A pesare, infine, e’ l’intera offerta turistica delle zone colpite. Gli effetti del sisma, conclude la Coldiretti, si sono sentiti sulle presenze dei 3400 agriturismi delle quattro regioni colpite dove i turisti sono piu’ che dimezzati, mentre nel cratere i 444 agriturismi presenti sono praticamente vuoti.
