“Dopo mesi di incertezze e tentennamenti, il Governo ha finalmente deciso di rilanciare il progetto Casa Italia per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio del Paese” e “le parole del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, vanno considerate come un impegno solenne di fronte a tutti i cittadini”. Così l’urbanista Sandro Simoncini, docente di Urbanistica e Legislazione Ambientale all’Università La Sapienza di Roma e presidente di Sogeea, interviene all’annuncio del premier sul rilancio del programma Casa Italia. Simoncini calcola in “15-20 miliardi di euro” gli investimenti necessari “per i primi interventi”, per questo ritiene necessario che l’Europa “conceda lo sforamento dai vincoli di stabilità”.
“Dalla fase emergenziale si deve necessariamente passare a quella della programmazione, della prevenzione e della messa in sicurezza” esorta. “Ciò che fu fatto per la Protezione Civile dopo le tragedie del Friuli e dell’Irpinia è un’operazione che può e deve essere ripetuta” scandisce l’urbanista. “Lo stallo istituzionale e operativo seguito al referendum di dicembre aveva fatto temere che l’idea di Casa Italia finisse tristemente lungo un binario morto. C’è invece bisogno non solo che questo progetto prenda una forma concreta nel più breve tempo possibile, ma che gli venga data una prospettiva di vita di lungo periodo” indica Simoncini. “Un effettivo cambio di passo nell’approccio alle criticità urbanistiche e abitative del nostro territorio -osserva Simoncini- passa necessariamente attraverso l’istituzionalizzazione di una tale struttura, in modo che essa sia parte integrante anche degli Esecutivi che si succederanno dopo quello attuale”.
Per l’urbanista, inoltre, “in Italia ci sono ampiamente competenze tecniche e scientifiche per creare una macchina efficiente, a patto che essa possa contare sia su un supporto legislativo valido e coerente sia su adeguate risorse finanziarie”. Simoncini stima inoltre che “per portare a termine un primo ciclo degli interventi più stringenti non si può pensare di mettere in campo meno di 15-20 miliardi di euro, una cifra possibilmente da stanziare in un arco temporale il più possibile contenuto”. “E, per fare ciò, la strada maestra da percorrere -evidenzia- sarebbe quella di una deroga ai vincoli di stabilità imposti dalle normative europee. Il Governo deve mostrarsi assai risoluto su questo fronte e Bruxelles altrettanto ragionevole”.
