“Ho sentito, dalla stampa, dell’intenzione di trasformare la struttura di missione Casa Italia in un nuovo, altro Dipartimento della Presidenza del Consiglio. Ricordo, e vorrei aiutare tutti a ricordarlo, il percorso che ormai più di 35 anni fa, a seguito del TERREMOTO che colpì l’Irpinia, ci portò all’individuazione di una struttura unica e sovraministeriale, il Dipartimento della Protezione Civile, in grado di affrontare non solo il complesso tema della gestione delle emergenze, ma anche quelli strategici della prevenzione e della previsione dei rischi, grazie al forte potere di coordinamento e di indirizzo di tutte le risorse dello Stato. Quella fu una scelta lungimirante del legislatore che ritengo ancor oggi vincente e attuale”.
Così Giuseppe Zamberletti, ex ministro e padre fondatore della moderna protezione civile italiana, commentando l’annuncio di trasformare Casa Italia in un nuovo Dipartimento della Presidenza del Consiglio. “Sentire quindi, oggi, parlare di nuovi Dipartimenti che si sovrappongano a quello della Protezione civile spacchettando così competenze – come quella importantissima della prevenzione – che stanno già sotto l’unico cappello della Presidenza del Consiglio, temo possa indebolire non solo la Presidenza ma l’intero Sistema nazionale”, continua Zamberletti. “Il mio consiglio è pensare a rafforzare, non a indebolire”.
“Esattamente una settimana fa – prosegue Zamberletti – il Parlamento ha approvato la legge delega per il riordino delle disposizioni legislative in materia di protezione civile, un passaggio necessario per l’ulteriore rafforzamento dell’organicità del Servizio Nazionale e per mantenerne intatta l’unicità della capacità decisionale. La moltiplicazione delle strutture e dei centri decisionali costituisce invece un grave passo indietro che rischia di disperdere il patrimonio di esperienza costruito con fatica e impegno nel corso di questi anni, tanto più in un momento particolare come questo, in cui l’intero Paese sembra valutare negativamente la frammentazione delle competenze e l’eccesso di burocrazia in una materia così delicata e sentita dalla popolazione”.
