Gasdotto Tap, il sindaco di Melendugno: progetto scellerato, impatti non solo sugli ulivi

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”Gli opinionisti della domenica devono capire che qui non si protesta per 200 ulivi ma anche per 200 ulivi che sono i primi dei 10.000 ulivi che questo progetto scellerato prevede di espiantare. E’ solo la punta di un iceberg. C’è tutta una serie di altri impatti”. Così il sindaco di Melendugno, in provincia di Lecce, Marco Potì, parlando con l’Adnkronos, replica ad alcuni editoriali e articoli comparsi su giornali nazionali circa la vicenda dell’approdo previsto sulla costa di San Foca del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline) che porterà gas naturale dall’Azerbaijan all’Italia e all’Europa. Il primo cittadino salentino elenca gli altri impatti che verrebbero causati dall’infrastruttura: “il terreno sotto questi ulivi, qui nella zona di approdo fatto di sabbia e acqua; gli habitat marini protetti dalle leggi della Comunità europea sui quali verrà messa una galleria di cemento armato di tre metri di diametro; la centrale a Melendugno. E poi c’è il rischio per la sicurezza. Queste infrastrutture passano, di solito, in tutto il mondo, nelle zone industriali o in quelle desertiche, non in aree densamente abitate”. “La centrale, che hanno previsto a Melendugno – evidenzia Potì – sta in mezzo a quattro paesi di 30mila abitanti, a 500 metri dalle prime case. La TAP stessa, nei suoi rapporti e studi, scrive che il rischio per le abitazioni più prossime è medio-alto. Porterei Mieli ad abitare in una di quelle case con rischio medio-alto e vediamo se fa quegli editoriali superficiali che minimizzano gli impatti. Qui invece gli impatti li conosciamo bene e cerchiamo di farli conoscere a Mieli, Porro e agli altri che parlano senza conoscere la portata di questo progetto”. Anche stamane Potì è presente nell’area del cantiere di San Basilio a San Foca di Melendugno, insieme ad altri sindaci, parlamentari, consiglieri regionali, e ai manifestanti del Comitato ‘No TAP’. ”Alcuni alberi sradicati stanno per terra con rischio morte”, spiega. ”Se restano qui li devono trattare per bene: oggi ha anche piovuto. Poi ci sono alcuni ulivi monumentali che sono senza autorizzazione”. Intanto sono 84 i sindaci della provincia di Lecce, su 97 Comuni, oltre a parlamentari e consiglieri regionali, che hanno firmato la lettera indirizzata al presidente della Repubblica, a quello del Consiglio e della Regione, in cui si chiede “un’immediata sospensione delle attività in corso anche a tutela dell’incolumità dei cittadini che legittimamente manifestano il proprio dissenso e degli stessi lavoratori” e la convocazione urgente di “un incontro tecnico politico, propedeutico all’avvio di un’attività di ricerca di soluzioni più avanzate”. “Stiamo aspettando di arrivare alla totalità di tutti i sindaci che sono 95 in quanto 2 Comuni sono commissariati. Sono 800 mila abitanti”, sottolinea Potì. In ogni caso “tra poco i lavori si sospenderanno perché le fasi successive non sono autorizzate le fasi successive in quanto vanno alla valutazione di impatto ambientale”.