La tragedia di Mocoa, un’altro disastro causato dal ritorno del “Niño”

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Dopo le terribili inondazioni che le scorse settimane hanno devastato diverse regioni del nord del Perù ieri è toccato al sud della Colombia fare i conti con l’ennesimo disastro naturale causato dal fenomeno di “El Niño”, in fase di riaffermazione sul Pacifico tropicale. Le forti piogge torrenziali che da molti giorni continuano a martellare l’area andina, fra il Perù settentrionale, l’Ecuador e il sud della Colombia, hanno generato una gigantesca frana, con tanto di immensa colata di fango, che ha letteralmente travolto la città di Mocoa, 500 chilometri a sud di Bogotà, in Colombia, nella provincia di Putumayo. L’impressionante smottamento ha sommerso di fango e detriti molti edifici e abitazioni, cancellando interi quartieri della piccola città colombiana, che sorge alle pendici delle Ande. In pratica le fortissime piogge hanno sbriciolato i fianchi delle montagne che circondano il centro abitato, originando questa tremenda quanto colossale onda di fango che ha travolto gran parte della città.

mocoa colombia franaIl bilancio provvisorio, secondo le autorità colombiane, al momento parla di almeno 200 morti, 400 feriti e oltre 200 dispersi. Sono cifre davvero spaventose che stanno ad indicarci la gravità dell’evento. Inoltre i tre fiumi, il Mocoa, il Mulato e il Sancoyaco, che attraversano Mocoa non avrebbero retto alla gran mole di acqua caduta in pochissimo tempo, straripando in più punti, con conseguenti inondazioni. Intanto per far fronte alla gravissima emergenza il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, che si è immediatamente recato a Mocoa, ha mobilitato tutte le forze armate del paese, inclusa l’Aeronautica Militare, per portare i primi immediati soccorsi alla popolazione e mettendo a disposizione mezzi utili per la ricerca di eventuali superstiti sotto l’immensa colata di fango.

Frana a Mocoa Colombia (2)Già in queste squadre specializzate dell’esercito colombiano, col supporto dell’Aeronautica Militare, hanno raggiunto il centro di Mocoa, portando i primi aiuti. Di certo c’è che l’incremento dell’attività convettiva lungo la regione andina, al confine fra il nord del Perù, l’Ecuador e il sud della Colombia, è da imputare al notevolissimo riscaldamento delle acque superficiali nel tratto di oceano antistante le coste dell’Ecuador e del nord del Perù, indotto dal nuovo evento di “El-Niño” che sta cominciando a prendere sul Pacifico equatoriale.

mocoa colombia frana1In queste ultime settimane le acque superficiali del Pacifico orientale, con particolare riferimento per quelle antistanti le coste di Panama, Colombia, Ecuador e del nord del Perù, si sono sensibilmente riscaldate, a causa di un indebolimento, piuttosto significativo, del ramo principale dell’Aliseo di SE che dal Golfo di Arica si dipana fino a tutto il Pacifico sud-orientale, contribuendo ad alimentare la fredda “corrente di Humboldt”, che scorre dai mari sub-antartici verso nord-ovest fino alle Galapagos, rendendo il mare peruviano ricco di plancton ed alghe (non è un caso se è uno dei mari più pescosi del mondo), inibisce la formazione dei moti convettivi e dell’annessa nuvolosità, visto che le acque fredde (temperature sui +17°C +18°C, anche meno durante gli anni di “Nina“) raffreddano lo strato d’aria sovrastante (negli strati più bassi, prossimi alla superficie oceanica).

mocoa colombia frana2Il calo di forza dell’Aliseo di SE sul Pacifico meridionale, antistante le coste sud-americane, genera un indebolimento della portata della fredda “corrente marina di Humboldt” con una conseguente proliferazione della calda (temperature che superano anche i +28°C +29°C) “contro corrente equatoriale” sul Pacifico sud-orientale, verso le coste ecuadoriane e peruviane, dove si origina l’anomalo riscaldamento delle acque oceaniche, solitamente molto fredde malgrado la latitudine, che agevola un notevole incremento della nuvolosità e dell’attività convettiva. In tale contesto, la presenza di una ampia “piscina” di acque superficiali molto calde, di circa +2,5°C +3,0°C superiori alle medie, non fa altro che agevolare l’attività convettiva, grazie anche all’immissione nello strato d’aria sovrastante di maggiori quantità di vapore acqueo che viene trasportato verso le aree costiere dalla debole ventilazione meridionale, in prevalenza da Sud e S-SO, che dal tratto dal Pacifico sud-orientale si sposta in direzione delle coste peruviane, ecuadoregne e del sud della Colombia.

mocoa colombia frana3Proprio qui le masse d’aria umide e calde provenienti dal Pacifico meridionale una volta incontranti i rilievi della Cordigliera occidentale delle Ande sono costrette a sollevarsi verso l’alto favorendo lo sviluppo di intensi moti convettivi sui versanti sopravento che generano imponenti addensamenti cumuliformi (cumuli e cumulonembi molto ben sviluppati in altezza). L’aria molto umida salendo di quota tende rapidamente a raffreddarsi, fino a saturarsi rapidamente, con il conseguente sviluppo di imponenti annuvolamenti cumuliformi, alti anche più di 12-14 km, forieri di piogge, rovesci e forti temporali molto localizzati. Diciamo che il “forcing” orografico (stau) imposta dalle montagne del Peru occidentale ai venti sempre umidi e caldi da S-SO gioca un ruolo fondamentale agevolando il continuo formarsi di annuvolamenti e grossi cumulonembi temporaleschi che portano piogge e temporali.

El-NinoMa nel caso del disastro di Mocoa non bisogna sottovalutare il ruolo delle cosiddette “calme equatoriali”, ossia l’area dove prevalgono le basse pressioni legate all’ITCZ. In questa zona, a causa del forte livellamento della pressione atmosferica e delle forti correnti ascensionali che generano i violenti “Clusters temporaleschi” tipici delle latitudini equatoriali, lungo la linea di convergenza degli Alisei, si verificano spesso estese calme di vento orizzontali (“bonacce”) che non fanno altro che agevolare la convenzione e la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi che danno la stura a forti acquazzoni e temporali, anche violenti.