Papa Francesco loda le popolazioni terremotate: forti d’animo e laboriosi, recuperare i centri storici

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Papa Francesco, a Mirandola, loda l’operosità e la forza d’animo della popolazione colpita dal terremoto cinque anni fa e lancia un appello affinché siano recuperati i centri storici. “Il mio augurio – dice il Papa parlando alla cittadinanza nella piazza antistante all’ingresso del Duomo ancora inagibile dal 2012 – è che non vengano mai meno la forza d’animo, la speranza e le doti di laboriosità che vi distinguono. Rimanga saldo il vostro intento di non cedere allo scoraggiamento dinanzi alle difficoltà che ancora permangono”. Il monito a non dimenticare i centri storici come aveva auspicato il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina. “Molto è stato fatto nell’opera della ricostruzione ma è quanto mai importante un deciso impegno per recuperare anche i centri storici: essi – sottolinea il Papa – sono i luoghi della memoria storica e sono spazi indispensabili della vita sociale ed ecclesiale. Sono certo che non mancherà la buona volontà, da parte di tutti gli attori coinvolti, affinché sia assicurata la rapida realizzazione di questi necessari lavori, per il bene comune”. Bergoglio ricorda la visita del suo predecessore nel maggio di cinque anni fa dopo il sisma: “in questa vostra città, che reca ancora visibili i segni di una prova tanto dura, desidero abbracciare voi e gli abitanti delle altre località colpite dal terremoto nel maggio 2012. Già il mio venerato predecessore, Benedetto XVI, poche settimane dopo l’evento venne in questo territorio a portare la solidarietà e l’incoraggiamento suo personale e dell’intera Comunità ecclesiale. Oggi io sono fra voi per confermarvi l’affetto di tutta la Chiesa e per testimoniare a ciascuno la mia vicinanza e il mio incoraggiamento per il cammino che ancora resta da fare nella ricostruzione”. Il Pontefice rinnova “l’apprezzamento alla Protezione Civile, ai volontari e a quanti sono stati impegnati, a diversi livelli, nelle attività di ripristino delle strutture e di ripresa della vita comunitaria”. Il Pontefice pensa soprattutto alle ferite interiori che restano dopo il sisma: “la sofferenza di chi ha perso i suoi cari e di chi ha visto disperdersi i sacrifici di una vita intera. Nei giorni successivi al sisma, grande ammirazione ha suscitato in tutti la testimonianza di dignità e di intraprendenza che avete dimostrato. Vi siete sforzati di affrontare con spirito evangelico la precaria situazione causata dal terremoto, riconoscendo e accettando negli eventi dolorosi la misteriosa presenza di un Padre che è sempre amorevole anche nelle prove più dure”.