Riti legati alla cucina tipica genovese con al centro le uova. E una tradizione, questa volta ligure, legata alle usanze religiose e ai cosiddetti ‘cartelami’. A 14 giorni dalla Pasqua anche Genova riscopre usi e costumi legati alla Settimana Santa e alle tipicità del territorio. Riti tramandati di generazione in generazione anche grazie ad autori, poeti e scrittori che hanno reso testimonianza di quello che ancora oggi si prepara con l’avvicinarsi della festa della Resurrezione, tra rituali religiosi e usanze pagane. “Natale e PASQUA sono da sempre le due grandi feste dell’anno anche per i genovesi – racconta all’Adnkronos Franco Bambi, autore e presidente dell’associazione culturale genovese “A Compagna”-. Il rito della PASQUA è una tradizione cristiana che i genovesi hanno sempre seguito: sono sempre stati cattolici e anche un po’ bigotti, nella Repubblica di Genova”. “Bacigalupo ha scritto gli Inni Civili – spiega Bampi riferendosi a Niccolò Bacigalupo, noto poeta genovese – dove si raccontano le tradizioni legate alle feste, tra tavola e costume. La prima cosa che mi viene in mente sono i cosiddetti cavagnetti: si tratta di cestelli di pasta dolce con al centro un uovo, vero e con il guscio, spesso colorato e tenuto fermo da altra pasta usata per formare un cestino, che poi si mette in forno a cuocere”. All’uovo infatti nei riti pasquali di Genova spetta il posto d’onore. “Per la tavola – continua Bampi – ci sono anche le ‘leitughe pinn-e in bròddo’, vale a dire le lattughe ripiene in brodo, la ‘çimma’, cioé la cima e l’immancabile torta pasqualina, che nella tradizione è fatta con le bietole, la prescinseua e non con i carciofi”. Proprio la pasqualina si racconta che un tempo venisse preparata con le ‘mitiche’ 33 sfoglie di impasto, a rappresentare gli anni di Cristo.”Tutte le tradizioni – racconta ancora Bampi – sono legate alle uova perché venivano messe da parte durante la quaresima, quando la Chiesa ne proibiva il consumo”. Poi vengono i riti religiosi.”Di tradizione è anche la processione detta ‘de Casasse’, la processione delle Casacce, sulla quale c’è anche una famosa poesia di Martin Piaggio, con i portatori di Cristi che partivano dall’oratorio di San Giacomo, giudicata anticamente la più sfarzosa della città”. Oggi una delle poche processioni rimaste con il corteo che sfila per strade non pedonalizzate è quella invece di Santa Zita. Altro rito, non solo genovese ma ligure, è quello dei ‘cartelami’, cioè dei dipinti su telai che raffiguravano le scene della Passione di Cristo, con cui venivano addobbati i sepolcri delle chiese. Un’usanza che si è diffusa nella seconda metà del XVII secolo. “Una cosa che dico sempre – conclude Bampi – è che il giorno dopo PASQUA non si chiama Pasquetta da noi. Ma lunedì dell’Angelo. Per i genovesi la Pasquetta coincide solo con l’epifania. Il giorno dopo la PASQUA era quello dedicato alle gite fuori porta: ai forti o al Pianderlino, una tradizione non solo nostra ma anche a Genova sentita e praticata”.
Pasqua: uova protagoniste dei riti a Genova, tra religione e usanze contadine


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