La comunità scientifica dell’Unione europea si è data appuntamento oggi a Roma, nella sede del Cnr, per celebrare i Trattati fondativi e il Consiglio europeo della ricerca. La ricerca ha assunto un ruolo di fondamentale importanza nella creazione di un’Europa unita, dal canto suo l’Unione europea, ha consentito negli ultimi 60 anni lo sviluppo di una ricerca di eccellenza a matrice europea, che ha garantito lo sviluppo tecnologico e nell’innovazione, gettando le basi per le sfide del futuro, dal computer quantistico all’esplorazione di Marte. Al fine di sottolineare questo legame al Cnr si sono celebrati in un unico evento i 60 anni dei Trattati di Roma e i primi 10 anni di attività dell’European Research Council, il programma comunitario che ha come missione il sostegno della ricerca di frontiera.
L’incontro ha visto, tra gli altri, gli interventi del presidente del Cnr Massimo Inguscio, di Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, del ministro dell’Istruzione, università e ricerca Valeria Fedeli e di Jean Pierre Bourguignon, presidente dell’Erc. Impossibilitato a partecipare, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha inviato una lettera di saluto nella quale ha sottolineato come i programmi di sostegno della ricerca dell’Ue siano “un potente motore di sviluppo e progresso”, “strumenti preziosi che permettono ai nostri migliori talenti di raggiungere risultati di grande rilevanza e di forte e positivo impatto sulla vita delle persone”. In video il saluto di Carlos Moedas, Commissario europeo per la ricerca, la scienza e l’innovazione.
“La ricerca ha assunto un ruolo di primaria importanza nella creazione di un’Europa unita e nella condivisone dei saperi, con migliaia e migliaia di giovani ricercatrici e ricercatori che con passione e talento hanno lavorato assieme nei diversi Paesi in Europa e nel resto del mondo”, ha dichiarato il presidente Inguscio. “Al contempo l’Unione europea ha consentito il raggiungimento di prestigiosi risultati scientifici che hanno rappresentato veri punti di svolta per la società contemporanea, per il benessere delle persone e per la salute della Terra”. “Ricerca indispensabile per le grandi innovazioni che ci permetteranno di affrontare le attuali e future sfide e opportunità nei diversi campi scientifici: medicina e salute, ambiente, cultura, sociale ed economia”, ha aggiunto Inguscio. “Negli ultimi dieci anni, oltre che mettere a frutto le grandi scoperte precedenti, gli scienziati hanno posto le basi per gli studi di frontiera che produrranno le disruptive innovation di domani: ad esempio, il computer quantistico, l’esplorazione umana di Marte e il super acceleratore di particelle del futuro (Future Circular Collider) per indagare le grandi questioni dell’universo. E ancora – ha concluso – le nuove ricerche per vincere il cancro e gli innovativi sistemi e modelli di studio per la salvaguardia e cura della Terra”.
Il presidente dell’Erc Bourguignon, nel ricordare come la ricerca abbia sempre travalicato i confini dei singoli Paesi, ha proposto di redigere un manifesto per la scienza prendendo spunto dall’appuntamento del 22 aprile, quando, in tutto il mondo scienziati e persone comuni manifesteranno per ribadire la centralità della scienza e della conoscenza. Il presidente del Parlamento europeo Tajani, dal canto suo, ha sottolineato come la ricerca sia parte della tradizione europea e come gli scienziati siano patrimonio, non solo del loro Paese d’origine, ma del mondo. “Non si può pensare di competere a livello globale, ad esempio con Cina, India, Russia, da soli“, ha detto Tajani. Che ha poi portato il sistema di navigazione satellitare Galileo come esempio di collaborazione riuscita, non solo tra diversi Paesi europei, ma tra ricerca e industria: “Quando questo matrimonio si avvera avvengono cose straordinarie”, ha detto. Nel periodo 2014-2020 l’Europa, ha sottolineato, ha destinato a ricerca e innovazione “77 miliardi di euro, più che in passato, togliendo qualcosa all’agricoltura che, comunque, avrà benefici proprio dall’attività degli scienziati”. I conti pubblici degli Stati devono “essere messi a posto, anche in Italia”. “E’ vero, il debito pubblico è molto alto, ma – ha concluso – si potrebbe investire qualche euro in più in ricerca”.
