Ricerca: Milano testa “BabyLux”, la luce che monitora i bebè prematuri

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Gli scienziati lo hanno chiamato ‘BabyLux’. E’ un raggio di luce che ‘illumina’ il cervello dei neonati prematuri e permette di monitorare ossigenazione e regolarità del flusso sanguigno, in maniera non invasiva, con l’obiettivo di ridurre il rischio di danno cerebrale. Un rischio che aumenta quando un bebè viene al mondo troppo presto. L’apparecchiatura si testa a Milano e Copenhagen nell’ambito di un progetto europeo iniziato a gennaio 2014 e concluso in questo mese: si tratta di uno strumento mobile, fatto di un monitor e di una sonda di fibre ottiche che viene appoggiata sulla testa del bambino e fornisce dati su parametri cruciali da tenere sotto controllo, cioè l’ossigeno presente nell’encefalo e la perfusione cerebrale. I primi risultati sui bimbi prematuri ottenuti dalla sperimentazione clinica in corso “sono confortanti”, spiegano gli esperti italiani. L’apparecchiatura è stata pensata per un monitoraggio ultrapreciso, con dimensioni adatte agli spazi ristretti delle terapie intensive neonatali e due caratteristiche fondamentali per bebè così delicati: non invasività e sicurezza. I primi dati ricavati da misurazioni su circa 60 bambini tra prematuri e nati a termine – comunicano dal Politecnico di Milano, in prima linea nel progetto – evidenziano “una riproducibilità con variabilità inferiore al 5% per la misura di ossigenazione (risultato migliore rispetto agli strumenti attualmente in commercio), e dal 15 al 25% per il flusso sanguigno (risultato comparabile alle misurazioni Doppler transcraniche ad ultrasuoni o altre modalità più complesse)”. BabyLux associa per la prima volta in un unico strumento due tecnologie fotoniche innovative (Dcs-Diffuse Correlation Spectroscopy e Trs-Time Resolved Near-Infrared Spectroscopy) sviluppate da Politecnico e Istituto di scienze fotoniche di Barcellona (Icfo). “Tecniche che permettono alla luce laser di penetrare a fondo nei tessuti e di raggiungere la corteccia cerebrale – chiarisce Alessandro Torricelli, professore ordinario del Dipartimento di fisica del Politecnico milanese e coordinatore del progetto – In questo modo possiamo ‘illuminare’ il cervello e studiarne le dinamiche in modo sicuro e non invasivo. Sfruttando queste caratteristiche, forniamo ai neonatologi un valido apparecchio di prevenzione per monitorare lo stato di Salute dei prematuri”. “La speranza del progetto è quella di avere iniziato un cammino che ci porterà nel giro di qualche anno ad avere questa strumentazione sul mercato”, annuncia Torricelli. Ogni anno, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nascono pretermine (prima della 37esima settimana di gestazione) circa 13 milioni di bambini nel mondo, 40 mila solo in Italia (cioè il 6,9% delle nascite che avvengono nel Belpaese). E i rischi di danno cerebrale, problemi di sviluppo e disabilità aumentano se il piccolo è estremamente prematuro. “La nascita pretermine è associata a un aumentato rischio di sviluppare lesioni cerebrali e disabilità nell’età evolutiva. Molti di questi problemi derivano da alterazioni dell’ossigenazione e perfusione cerebrale nei primi giorni di vita – spiega Monica Fumagalli, neonatologo dell’Unità operativa di Neonatologia e terapia intensiva neonatale del Policlinico di Milano, diretta da Fabio Mosca. “Lo strumento BabyLux permette di monitorare l’ossigenazione e l’emodinamica cerebrale alla culla del bambino in modo continuo e non invasivo, senza arrecare troppo disturbo a bambini così fragili ricoverati in Terapia intensiva neonatale. L’esperta definisce i risultati preliminari “incoraggianti: l’obiettivo ora è quello di effettuare ulteriori misurazioni per confermare la validità di BabyLux quale strumento in grado di fornire importanti informazioni cliniche sul ‘benessere cerebrale’ nei nati pretermine e che possa guidare i neonatologi nelle scelte assistenziali”. Il progetto, con il finanziamento del 50% della Comunità europea, vede coinvolti diversi istituti ed enti, oltre agli italiani Politecnico, Fondazione Politecnico di Milano e Irccs di via Sforza. Il protocollo clinico di sperimentazione è stato approvato dal ministero della Salute italiano, dall’Agenzia medica danese e dal comitato etico degli ospedali partecipanti. L’obiettivo è procedere con i test nelle strutture sanitarie per acquisire ulteriori dati e consolidare così i risultati della ricerca. (AdnKronos)