Studio: la salute migliora nettamente se si va al lavoro in bici

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Meglio lasciare in garage l’auto e rinunciare al bus: per chi va al lavoro in bici, infatti, la salute migliora in modo netto, e si riduce il rischio di morte per tutte le cause, per tumore e per malattie cardiovascolari rispetto a chi opta per la macchina o l’autobus. Anche andare a piedi riduce il pericolo di incappare in malattie cardiovascolari, ma questa attività fisica non ha effetti sul rischio di morire per un tumore. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sul ‘Bmj’ e condotto su oltre 284 mila partecipanti, reclutati dalla Uk Biobank, un database con informazioni biologiche su mezzo milione di cittadini britannici.
Ai partecipanti è stato chiesto come vanno di solito a lavorare, poi sono stati monitorati i loro dati sanitari, eventuali ricoveri e decessi nell’arco di 5 anni. Ebbene, muoversi quotidianamente a piedi è associato con un più basso rischio di malattie cardiovascolari (e di decessi per questo motivo), ma farlo in bici si traduce in un pericolo ridotto anche di tumori e tutte le cause di morte. Anche abbinare auto o bus alla bici, con un approccio misto, ha avuto un certo beneficio sulla salute, ma inferiore rispetto a quello incassato da chi opta per le due ruote in esclusiva.
Ebbene, “questi risultati suggeriscono che la salute della popolazione potrebbe migliorare grazie a politiche che incentivano spostamenti ‘attivi’, in particolare quelli in bicicletta, come piste ciclabili” in città, affitto di biciclette, e un più facile trasporto delle due ruote “sui mezzi pubblici”, scrivono gli autori. In un editoriale collegato allo studio il professor Lars Bo Andersen, della Western Norwegian University, sottolinea i benefici anche in termini di costi sanitari di un approccio simile da parta dei governi. Solo in Gran Bretagna, spiega, si potrebbero risparmiare 15 mld di sterline l’anno. “I risultati di questo studio sono una netta chiamata ad un’azione politica sul pendolarismo attivo, che ha il potenziale di migliorare la salute pubblica prevenendo malattie croniche diffuse e costose”, conclude l’esperto. (AdnKronos)

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