Terremoto dell’Aquila, perché alcune zone furono danneggiate più di altre?

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Il terremoto del 6 aprile 2009 nella zona de L’Aquila, in Abruzzo, produsse danni di diversa entità in zone anche molto vicine fra loro. Risultò ad esempio totalmente devastato il paese di Onna, dove ci furono 41 vittime, mentre il vicino paese di Monticchio, situato a pochi chilometri, soffrì danni molto meno importanti. Ad Onna l’intensità sismica arrivò al XI-X grado della scala MCS, mentre nella vicinissima Monticchio si fermò al V grado MCS.

Casi del genere si verificano ad ogni forte terremoto in tutto il mondo. Può succedere a volte che quartieri interi di una città vengano distrutti, mentre altri subiscano molti meno danni. Questo può essere a volte legato alla vulnerabilità degli edifici, ma da ormai oltre due decenni la comunità scientifica parla di Risposta Sismica Locale.
Riassumendo, le onde sismiche possono subire modifiche dell’ampiezza, della durata e della frequenza a seconda del tipo di terreno che attraversano localmente.

Onna si trova in un’area pianeggiante, sopra i sedimenti fluviali recenti del fiume Aterno e di un antico lago. Proprio questi sedimenti “sciolti” e poco compatti, oltre ad altri fattori, hanno portato all’amplificazione sismica che ha distrutto il paese.

Il vicino paese di Monticchio si trova invece su un costone roccioso, una propaggine dei vicini Monti d’Ocre. Poggia quasi interamente su depositi rocciosi, quindi molto più compatti dei sedimenti sabbiosi e limosi di Onna. Questa è stata la sua fortuna, perché le onde non hanno subito amplificazioni. Stesso discorso si può fare per il centro storico dell’Aquila o per il paese di Pagano, entrambi fortemente danneggiati per via dei sedimenti su cui poggiano oltre che per altri fattori come la morfologia locale, lo spessore dei sedimenti, eccetera.

Il fenomeno dell’amplificazione sismica a seconda dei terreni attraversati dalle onde venne riconosciuto a livello internazionale nel 1985, durante il terremoto di Città del Messico (19 settembre). In quell’occasione un terremoto con epicentro nel Pacifico produsse molti più danni nella lontana capitale messicana (situata a oltre 350 km dall’epicentro) che nelle aree vicine all’epicentro. Il motivo: Città del Messico sorge su depositi lacustri, ed inoltre si trova in una sorta di grande conca montana. Le onde vennero amplificate dai terreni su cui sorge la città e subirono anche un processo di rimbalzo, facendo sì che i danni fossero ingenti.

Proprio per via di questo diverso comportamento delle onde sismiche, da diversi anni si è sviluppata – nell’ambito della prevenzione sismica – la microzonazione. In sostanza, per stabilire se un’area è a rischio sismico o meno, non basta sapere la probabilità con cui avverrà un sisma a livello regionale. Bisogna conoscere anche le caratteristiche del terreno e l’eventuale amplificazione che si produrrà a livello locale. Un lavoro di mappatura dettagliata del territorio che viene portato avanti dai geologi, e che permette la stesura delle carte di microzonazione sismica (ogni comune dovrebbe disporne) e la definizione del rischio sismico in maniera più dettagliata.