Terremoto L’Aquila: dopo 8 anni tanti processi avviati, solo alcuni conclusi

MeteoWeb

Sono passati otto anni dal terremoto che il 6 aprile 2009 distrusse l’Aquila e fece 309 vittime e quelle ferite che hanno prodotto tanto dolore e tanta rabbia in tanti casi sono ancora lì ad attendere risposte. Così, soprattutto di questi giorni a ridosso della ricorrenza, si torna a parlare di fatalità, responsabilità e inevitabilmente anche dei processi avviati, alcuni conclusi, alcuni altri destinati a non finire mai. Sono stati almeno 200 i filoni d’inchiesta aperti sul sisma, una ventina dei quali arrivati a processo e 17 a sentenza. Alcuni sono arrivati a conclusione con i pronunciamenti definitivi della Cassazione. Tra gli altri, ha fatto scalpore, nel novembre 2015, la sentenza della Suprema Corte che ha mandato assolti i componenti della Commissione Grandi rischi, con l’unica eccezione di Bernando De Berardinis, già Vice Capo del Dipartimento della Protezione Civile, che, nonostante una riduzione di pena, si è visto infliggere 2 anni di reclusione. Tra gli altri grandi processi che hanno appassionato, e diviso, l’opinione pubblica, sicuramente va ricordato quello legato al crollo del Convitto nazionale, dove le vittime furono tre. Il processo è giunto a sentenza definitiva nell’autunno del 2015, con l’ex preside Livio Bearzi condannato a quattro anni di reclusione e Vncenzo Mazzotta, dirigente tecnico dell’Amministrazione Provinciale dell’Aquila proprietaria della struttura, a due anni e 6 mesi. Bearzi, originario friulano, rimase alcuni mesi in carcere anche se la sua vicenda suscitò enorme solidarietà in entrambe le regioni. La sua detenzione fu poi trasformata con il provvedimento di assegnazione ai servizi sociali. Nella primavera dello scorso anno (maggio 2016) è arrivato a conclusione anche un altro processo attorno al quale c’è stata tanta attenzione mediatica, quello relativo al crollo della Casa dello Studente, dove sotto le macerie morirono otto giovani. In questo caso la Suprema Corte confermò le condanne a 4 anni per disastro colposo, crollo di edificio, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime già inflitte in Appello agli ingegneri Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Bernardino Pace. Condannato invece a 2 anni e 6 mesi Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda del Diritto allo Studio Universitario coinvolto nello stesso filone. Per il crollo della facoltà di Ingegneria in località Roio (L’Aquila), dove non ci furono vittime, invece, si sono visti infliggere la pena di 1 anno e dieci mesi di reclusione il direttore del cantiere Carmine Benedetto e il direttore Ernesto Papale. Ma, nella vicenda del terremoto dell’Aquila ci sono, tra primo grado e Appello, una quindicina di processi ancora aperti mentre alcuni altri non sono mai partiti. Fra questi spiccano per esempio quelli relativo al Condominio Poggio Santa Maria (19 morti), a via Cola dell’Amatrice (11 morti) e a via Corridoni (una vittima). In alcuni casi le poche persone indagate sono decedute. E’ il caso del processo per il crollo dell’edificio di via Campo di Fossa 6/B, in cui morirono 27 persone, mai arrivato al dibattimento perché gli 8 possibili indagati sono tutti morti. Quanto alla vicenda del crollo dell’Hotel Duca degli Abruzzi (nessuna vittima), anche in questo caso il processo non è mai partito perché i due progettisti erano troppo anziani per poter stare in giudizio.