L’Argentina e’ il secondo paese piu’ esteso dell’America del Sud, una democrazia di 43 milioni di abitanti, un’economia che ha visto nel ‘900 una forte espansione ma che adesso risulta fragile. Il nuovo corso impresso dal presidente Mauricio Macri fa sperare in una ripresa delle attività internazionali.
L’Argentina raggiunse l’indipendenza il 25 maggio 1810, nel 1946 le elezioni portarono alla presidenza il generale Juan Peron, che nel tentativo di dare maggior potere alla classe lavoratrice aumentò il numero di lavoratori sindacalizzati. Sostenuto dal popolo e dai descamisados, fu avversato dall’oligarchia: nel giugno 1955 subi’ un colpo di stato che lo costrinse a lasciare il Paese. Seguirono anni di crescita economica ma instabili dal punto di vista politico, successivamente Peron tornò al potere lasciandolo, dopo la sua morte, alla seconda moglie Isabelita che represse nel sangue l’opposizione. Isabelita fu poi deposta dal colpo di stato del generale Jorge Videla, che instaurò una feroce dittatura militare dal 1976 al 1983.
Al termine della dittatura salì al potere Raul Alfonsin, gli successero Carlos Menem e Fernando de la Rua, che imposero il cambio alla pari con il dollaro e furono travolti dalla crisi economica del 2001. Nel 2003 venne eletto il peronista Nerstor Kirchner che risollevo’ l’economia. Nel 2014 si giunse al secondo default. La nuova crisi porto’ alla vittoria delle elezioni del 2015 da parte di Mauricio Macri, leader di Proposta republicana.
Dal punto di vista economico l’Argentina e’ la “terza economia latinoamericana dopo Brasile e Messico, 26 economia mondiale. I suoi comparti piu’ forti sono allevamento, agricoltura, estrazione di petrolio e gas. Nel comparto industriale i settori piu’ forti sono quello alimentare, la meccanica e l’industria automobilistica, mentre nei trasporti ha un ruolo cruciale, via ruota, nave e treno. E’ il Paese più istruito del Sud America, con il maggior numero di premi Nobel vinti.”
L’era Macrì sembra aver segnato una svolta. Nei primi mesi di Governo, il Presidente ha affrontato la crisi economica avviando una politica di fiducia per mercati e imprese senza dimenticare la lotta alla povertà e alla corruzione. Tra le novità da segnalare “l’abbandono del sistema di cambio controllato, la cancellazione dei dazi alle esportazioni delle principali commodities, il parziale annullamento delle restrizioni alle importazioni, la diminuzione delle imposte sull’acquisto di beni di consumo, il taglio dei sussidi per l’energia elettrica e il gas. Dopo 13 anni di assenza e’ tornato al forum economico di Davos e punta alla presenza nel G20 come punto di forza per tornare un player regionale solido. Il Pil per il 2016 e’ del 2,3%, l’inflazione e’ ancora alta. L’outlook per il 2017 del Fmi e’ meno positivo del previsto.”
L’interscambio con l’Italia e’ stato di poco meno di due miliardi nel 2015 e di due miliardi 150.000 nel 2016, con un export italiano di qualita’ caratterizzato da “macchine, apparecchi elettrici, prodotti chimici ed un import agroalimentare. Operano nel paese oltre 200 aziende italiane, di cui moltissime nel settore manifatturiero. Gli investimenti diretti italiani in Argentina stando a dati Eurostat, sono stati nel 2015 pari a 220,7 milioni di Euro. Tra le principali imprese operanti nel paese figurano alcuni dei piu’ importanti gruppi industriali italiani (Fiat, Iveco-Cnh, Pirelli, Enel, Techint, Ghella, Impregilo, Ferrero, Telespazio, Branca, Trevi, Generali, Mapei, Arneg). Accanto ai grandi gruppi, numerose sono le PMI italiane presenti nel Paese, che operano nei settori piu’ diversi con il sistema della joint-venture particolarmente apprezzata dal governo locale. “
