Biotech: 541 imprese in Italia, la salute traina il comparto da 10,5 milioni di fatturato

Un ritratto con tante luci, ma anche qualche ombra. E’ ciò che emerge dall’ultima fotografia del biotech in Italia, diffusa da Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica, in collaborazione con Enea – Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Un comparto “attivo e potenzialmente strategico per la crescita economica futura, considerati gli oltre 10 miliardi e mezzo di fatturato generati nel 2015“. L’aggiornamento congiunturale 2017 evidenzia la presenza di 541 imprese biotech attive in Italia al 31 dicembre 2016, in leggera flessione rispetto all’anno precedente (553 imprese a dicembre 2015). “Dopo anni di crescita continua, in controtendenza rispetto a ogni altro settore industriale, questa leggera flessione è indicativa di una certa sofferenza per un comparto dove convivono segmenti che mostrano forte vitalità accanto ad altri che non riescono a fare il salto di qualità e che restano in affanno – spiega Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec – In particolare il riferimento va a quelle aree, numerose nel biotech, sottoposte a regolamentazioni che impongono iter di sviluppo particolarmente lunghi e onerosi“. All’interno del comparto, si conferma il peso percentualmente prevalente delle imprese impegnate nel settore delle biotecnologie della salute – Red Biotech – che rappresentano più della metà delle imprese biotech in Italia (54%).  “A dispetto delle difficoltà e dei limiti del nostro sistema, in area salute l’Italia detiene oggi una posizione di leadership riconosciuta nel settore della terapia personalizzata, delle terapie avanzate, dei vaccini e dei farmaci orfani per malattie rare“, rileva il report. Tra le terapie avanzate, inoltre, tre delle cinque terapie avanzate autorizzate all’immissione in commercio in Europa sono frutto della ricerca italiana; analogamente, anche il settore dei vaccini conferma per l’Italia un vero e proprio primato a livello internazionale. Cresce inoltre l’incidenza (+0,5%) delle imprese attive nell’area industriale – White Biotech – e di quelle impegnate nell’ambito delle biotecnologie applicate al settore agricolo e zootecnico – Green Biotech – (+2%). “Pur restando soddisfacente il numero complessivo delle imprese italiane, nella maggior parte dei casi si tratta di imprese piccole e micro – precisa Palmisano – che fanno fatica a fare quel salto dimensionale indispensabile per competere nel mercato globale“. Più del 75% delle imprese specializzate nella R&S biotech sono di piccolissima dimensione, mentre le grandi rappresentano poco meno del 3%, quasi tutte appartenenti al settore delle biotecnologie applicate alla salute umana. Spostando l’attenzione sugli investimenti, quelli totali fanno registrare un aumento, seppur contenuto, mentre si registra una flessione degli investimenti delle imprese specializzate nella R&S biotecnologica, in particolare di quelle a capitale italiano. “Le imprese di minori dimensioni, impiegando la quasi totalità delle risorse disponibili per il finanziamento delle proprie attività di ricerca e sviluppo, soffrono maggiormente e vedono diminuire nel lungo periodo la capacità di mantenere i propri livelli di investimento, non riuscendo peraltro a trarre beneficio da un credito d’imposta in ricerca solamente incrementale. Siamo convinti che il biotech possa diventare un motore per la crescita di Pil e occupazione e, in ultima analisi, per lo sviluppo complessivo del Paese. Perché ciò si realizzi è necessario continuare a lavorare per creare un ecosistema favorevole alla ricerca, all’innovazione e al suo finanziamento, rendendo l’Italia competitiva all’interno di uno scenario globalizzato“, conclude Palmisano. Il comparto biotech, infine, è cuore della bioeconomia – ovvero quella economia che utilizza le risorse biologiche, provenienti dalla terra e dal mare, ma anche i rifiuti come input per la produzione energetica, industriale, alimentare e mangimistica. Il nostro Paese è tra i leader in Europa nella bioeconomia con 251 miliardi di euro di fatturato e 1 milione e 650.000 occupati.