Il futuro della grande distribuzione organizzata in Italia

MeteoWeb

Un tempo la grande distribuzione organizzata era un segno inesorabile del futuro che arrivava: ancora qualche decennio fa nei piccoli Paesi andare in città e fare la spesa in un grande supermercato di una catena famosa era qualcosa visto come tremendamente trendy e quasi di lusso.

Così le piattaforme commerciali si sono ingrandite, espanse, i mega supermercati moltiplicati come funghi e la grande distribuzione organizzata ad evolvere.

E si perché un tempo al supermercato si andava per trovare le marche più cool ed i prodotti più nuovi annunciati in tv, adesso invece si fa di tutto per trovare alternative ad un modello che, comunque, continua a funzionare e prosperare nonostante crisi grandi e piccole, generali e di settori.

Diversificare: il segreto del successo

La grande distribuzione organizzata è ancora viva e vegeta, nonostante gli ecommerce, nonostante i farmers market sempre più affollati, nonostante le mode salutiste ed esigenze alimentari bio, vegan, gluten free, paleo eccetera. Anzi più che nonostante bisogna dire anche con, visto che la diversificazione è uno dei segreti degli imperi del carrello guidati da uomini e donne che sanno cosa significa riuscire sempre ad entrare nelle case dei consumatori tramite le buste della spesa, anche in tempi mutevoli.

Nonostante i consumi altalenanti e non proprio al top dei tempi di crisi, i gruppi della GDO prosperano in Italia e nel mondo. Qua da noi si fanno la guerra le Italiane Coop ed Esselunga e le Francesi Auchan e Carrefour, ma per dare un rapido sguardo all’estero basti pensare a marchi con una storia lunghissima, come la famiglia Walton che in America domina la GDO con Walmart o  il gruppo olandese Spar che con il suo modello di supermercati indipendenti fa la sua bella figura ovunque nel mondo guardando dritto in faccia colossi del franchising.

Il carrello fa gola a tutti: la crisi ha creato una vera guerra dei discount: i tedeschi di Lidl che adesso si trovano la concorrenza dei loro conterranei di Aldi, catena che fa paura un poco a tutti, anche ai top player italiani Eurospin, MD ed al Gruppo Tuo con i marchi Tuodì e Dico del cavaliere Antonino Faranda, l’uomo che per primo portò i discount in Italia, ma nel mondo discount entra anche Carrefour con i suoi soft discount e le marche “bianche” degli altri big. I francesi di Carrefour ed Auchan in realtà hanno preso una bella batosta sul mercato visto che avevano provato a puntare su un modello di iper-mega-supermercato con aree di vendita maestose all’americana, ma l’aumento dei metri quadri non è corrisposto dall’aumento degli utili ed a goderne sono state le catene italiane.

Intere fortune sono in gioco nella GDO, che strizza l’occhio ai prodotti bio ma anche alle botteghe di quartiere che diventano minisupermercati o minidiscount ed a restare indipendenti rimangono soprattutto i minimarket esotici aperti da stranieri.

Quali le sfide del futuro?

In Italia siamo sempre un poco in ritardo su certe cose, ma con l’avvento nel mondo della GDO dei big di del web e delle tecnologie dell’internet delle cose le carte in tavola cambieranno di molto. Amazon ha unito perfettamente l’esperienza di acquisto online con quella di acquisto offline, creando i negozi in cui si prende senza pagare:Amazon Go. In questo negozio senza casse, il cliente entra, prende ciò che gli serve e va via, e grazie alla tecnologia nel negozio, il software gli addebiterà il conto sul suo account di Amazon.

Ora la tecnologia dietro è abbastanza difficile da spiegare per filo e per segno, ma fatto sta che dopo un periodo di prova a Seattle del primo store, il lancia per il 2017 è stato rinviato a causa della tecnologia che “si impallava” quando nel negozio c’erano troppe persone.

Ovviamente è solo questione di tempo: altri concorrenti ci proveranno, Amazon affinerà i software, aumenterà la velocità e la sicurezza e questa nuova esperienza di acquisto hi-tech sicuramente diventerà la moda del momento.

Inoltre la tecnologia già permette di avere prodotti “parlanti” che per esempio inviino schede informative sugli smartphone dei clienti, li colleghino con i siti e social dei produttori, ne raccontino la storia, togliendo quel divario che la grande distribuzione ha sempre creato tra produttori e consumatori mantenendoli lontani e separati.

Certo al momento queste innovazioni ci sembrano più scelte di marketing e vezzi per risparmiare tempo che altro, ma l’aumento dell’efficienza, la riduzione dei costi ed una diversa esperienza d’acquisto saranno sicuramente strumenti che i grandi della GDO useranno in modo hi-tech nella guerra del carrello.