Libellule: ecco la strategia anti-avances della femmina di dragone alpino

Le femmine di una diffusa specie di libellula, il dragone alpino, scientificamente noto come Aeshna juncea, hanno sviluppato una tattica estrema per allontanare i partner indesiderati: simulano una caduta letale, giacendo immobili finché il pretendente non si allontana. A osservare questo bizzarro comportamento delle femmine di dragone alpino è stato Rassim Khelifa, biologo dell’università di Zurigo che, sulle Alpi Svizzere, mentre stava studiando gli effetti dei cambiamenti climatici su larve della stessa specie, si è imbattutto in una libellula femmina che si tuffava al suolo e ci rimaneva, apparentemente morta, salvo rialzarsi una volta rimasta sola.

LIBELLULA 1Incuriosito, il ricercatore si è concentrato su questo comportamento e ha notato che veniva adottato in caso di richieste sessuali da un maschio indesiderato da ben 27 libellule femmine su 31 e che, nella maggioranza dei casi (ben 21), la tecnica funzionava. Si tratta di una delle più grandi specie di libellule presenti in Italia solo nelle regioni settentrionali. Le femmine scelgono normalmente luoghi protetti dalla vegetazione per deporre le uova e non essere disturbate dai maschi. Nel deporle, sono vulnerabili perché non possono contare su un maschio che vigili sui nascituri. Basta un singolo rapporto a fertilizzare tutte le uova mentre un secondo rischierebbe di danneggiare il tratto riproduttivo. E’ per questi motivi che la femmina di dragone alpino si cimenta in un tuffo kamikaze, scrollandosi di dosso i corteggiatori indesiderati.

LIBELLULA 2La simulazione della propria morte, messa in atto in questo caso anche nel rapporto di coppia, è nota come tanatosi, dal greco tanathos (morte), e rientra tra i comportamenti mimetici più bizzarri messi in atto dagli animali. Prevede una completa immobilità, con conseguente sospensione di ogni attività motoria… un fenomeno istintivo, legato all’autoconservazione. Di fronte ad un animale già morto, la concentrazione di un predatore di solito diminuisce sensibilmente, lasciando tempo alla preda di fuggire e di sopravvivere all’attacco. La tanatosi è diffusa tra pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi, oltre che in molti invertebrati tra cui ragni e insetti. I caracidi, pesci neon e pesci cardinali, ad esempio, si fingono morti non appena pescati, galleggiando inerti sul retino o nel sacchetto di trasporto per poi fuggire via una volta liberati in acquario. Il rospo comune, invece, se attaccato si gonfia il più possibile per impedire al predatore di ingoiarlo; per poi liberare un secreto lattiginoso e urticante o, in extremis, distendersi a pancia all’aria, apparentemente senza vita.