Mezzani (AIGAE): in Liguria a rischio gli storici monumenti dei cavànei sul Monte Caprione

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“In Liguria sono a rischio gli storici monumenti dei cavànei che si trovano sul Monte Caprione, nel Golfo di La Spezia. Stanno letteralmente crollando. I cavànei sono costruzioni a tholos fatte con pietre a secco assemblate con la tecnica dei conci aggettanti, una sorta di “trulli” liguri risalenti alla protostoria. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale ve ne erano ben 250, mentre oggi ne sono rimasti forse solo 50.
Nei cavànei del Caprione sono state ritrovate similitudini con i culti etrusco-romani del “mundus”: “il culto degli antenati a protezione dei fondi rurali, la propiziazione dei raccolti e delle piogge e l’osservazione dei fenomeni astrali”. Lo ha affermato Stefano Mezzani, Guida Ambientale Escursionistica dell’AIGAE LIGURIA, ricercatore.

“Oggi è importante tutelare questi manufatti dal degrado e dall’oblio al fine di studiarne le valenze etniche – ha proseguito Mezzani – ed astronomiche in un opera complessiva di recupero della storia e del delicato ambiente in cui questi autentici “dinosauri” etnologici si trovano, nascosti tra le rocce e gli ulivi a guardia del mare. Queste costruzioni frutto di una comune cultura mediterranea che sapeva utilizzare appieno le risorse dei luoghi, in questo caso la pietra, modellando paesaggi antropizzati ma armonicamente inseriti nell’ambiente naturale, ci parlano di un “sapere” che occorre preservare e passare alle nuove generazioni perché contiene un insegnamento fondamentale di rispetto, di intelligenza e, non per ultimo, del bello”. La denuncia è forte e tutta in difesa del patrimonio naturalistico e culturale italiano.

“Quello che dovrebbe muovere le istituzioni a proteggere queste opere dell’ingegno umano è il fatto che essi rappresentino una comune civiltà mediterranea – ha continuato Mezzani – un unico sostrato culturale comune ad un grande numero di popoli, vissuti a varie latitudini e in diversi continenti; la tecnica costruttiva appartiene ad una civiltà pastorale, contadina e marinara, come quella dei liguri, che si è mantenuta pressoché intatta dalla preistoria fino a pochi decenni fa e che sarebbe importante tutelare e preservare.
Ad oggi queste costruzioni non sono minimamente tutelate, spesso i proprietari dei fondi su cui insistono le hanno accatastate come rustici per potervi edificare nuove costruzioni”.

E sul Caprione, in Liguria, sono emerse anche strutture preistoriche di tipo megalitico riscontrabili similmente solo in Francia ed in Sardegna.
“All’interno dell’area del Caprione sono emerse strutture preistoriche di tipo megalitico, a funzione calendariale e cultuale.
Il quadrilite di San Lorenzo al Caprione è la più famosa di queste – ha continuato Mezzani – e rientra nella tipologia dei megaliti orientati, qui durante il periodo a cavallo del solstizio estivo nel momento del tramonto, la luce solare penetrando una apertura sagomata tra le grandi pietre, va a proiettare una farfalla di luce dorata su un menhir retrostante. Tale fenomeno ha una durata di circa 30 minuti e si ripete puntualmente ogni anno per diversi giorni, se le condizioni meteorologiche lo permettono. Strutture simili a questa sono state ritrovate da Enrico Calzolari, lo scopritore del quadrilite, in Corsica a Capo Niolu e in Francia, nel Lòzere, nel Massiccio centrale. La farfalla rappresenterebbe lo “psicopompo” operante la trasmigrazione delle anime verso la costellazione progenitrice, in questo caso Cassiopea, credenza comune delle popolazioni neolitiche mediterranee.
Nel sito di Combara, lungo la mulattiera tra Zanego e Tellaro, presso una paleo frana sono stati individuati due ripari ed incisioni coppelliformi rappresentanti alcune costellazioni fondamentali, forse una sorta di rudimentale osservatorio astronomico”.

Con le Guide Ambientali Escursionistiche si entra nei borghi di Barbazzano e Portesone abbandonati dal 1500
“Nel borgo pastorale di Portesone, abbandonato da secoli, c’è la possibilità di vedere un paese medievale – ha continuato Mezzani – immerso tra gli ulivi. Portesone fu una grossa corte (manso) dei Doria di Genova, di cui restano una quindicina di case e la via di collegamento. Oggi possiamo vederlo così come era allora, lontano dalle auto, qui si arriva infatti solo a piedi. Entreremo poi in un borgo antichissimo, risalente al X secolo, quale è il paese abbandonato di Barbazzano, i cui uomini, rinomati per la loro capacità marinaresca ed anche piratesca, avevano nel medioevo l’onere/onore di accompagnare il vescovo-conte di Luni nei suoi viaggi per mare. I cittadini scomparvero nel XVI secolo, si dice forse in seguito ad un incursione di pirati saraceni o per un attacco di peste, più probabilmente per le mutate condizioni socio-economiche si spostarono fondando i borghi di Tellaro e della Serra. Oggi del borgo, immerso nella vegetazione, restano resti delle importanti mura, una torre di avvistamento e le mura della chiesa di San Giorgio che fu poi riutilizzata come stalla. Nelle immediate vicinanze alcuni cavànei ancora in buono stato.

Sottostante al borgo di Ameglia, sul fiume Magra, sono emerse tombe risalenti al III-IV secolo a.C.

“Sempre ai piedi del Caprione, sul fiume Magra abbiamo il borgo di Ameglia.
Ai piedi della collina sulla quale sorge il borgo – ha continuato Mezzani – sono emerse diverse tombe risalenti al III-IV secolo a.C ed una intera Necropoli ligure in località Cafaggio con ben 80 inumazioni deposte in tombe a cassetta litica (tipologia ligure di sepoltura ad incinerazione) contenenti manufatti locali ma anche armi e monili di tipologia celtica”.

Mezzani è sulle tracce di incisioni ed epigrafi lasciate dai liguri protostorici:
“Oggi sono impegnato, insieme ad un linguista, il Prof. Adolfo Zavaroni di Reggio Emilia, a raccogliere nella vasta area della Lunigiana storica le incisioni e le epigrafi lasciate dai liguri protostorici e storici nella loro lingua – ha continuato Mezzani – fino ad oggi sconosciuta, di cui a breve uscirà una nostra pubblicazione.
Si tratta di una lingua indoeuropea, destrorsa ed affine all’umbro e all’osco con cui condivideva il sistema vocalico, ma che presenta alcune novità rispetto agli alfabeti italici noti, si caratterizza per l’elevato uso di legature, spesso improvvisate, l’utilizzo congiunto e spesso inscindibile di scrittura e figurato e la possibilità di ottenere con la stessa parola significati differenti, i liguri antichi sono un vero rompicapo!”

“Conosceremo l’Italia definita minore ma che minore non è. Un’Italia da tutelare sempre ed ovunque ed in grado di regalarci emozioni continue. Nel Golfo di La Spezia, sulle alture di Lerici, entreremo nei cavànei – ha concluso Mezzani – in compagnia di storici ed archeologi, andremo negli antichi borghi abbandonati di Barbazzano e Portesone. Vedremo il rifugio dei partigiani della Seconda Guerra Mondiale alla Villa del Fodo e visiteremo i borghi di Ameglia e Lerici per vedere da vicino la Necropoli, i Castelli e la Villa Romana di Bocca di Magra. Andremo inoltre nel sito megalitico della Farfalla dorata di S. Lorenzo ed entreremo nelle grotte della Luna e lungo i sentieri osserveremo le Batterie militari di cui alcune recuperate”.