Morbillo, la malattia dimenticata che può uccidere: contagio, sintomi e decorso

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Chi ha più di 30 ha avuto a che fare, direttamente o indirettamente, hanno fatto i conti direttamente o indirettamente da bambino con il Morbillo, malattia esantematica per eccellenza, che sembrava ormai debellata, ma che è ritornata prepotentemente in questo inizio 2017, con il numero dei casi aumentato enormemente rispetto all’anno scorso (nei primi quattro mesi si sfiorano i 2.000 malati, mentre in tutto il 2016 furono 800). Una notizia da non sottovalutare: il Morbillo, causato da un virus del genere morbillivirus (famiglia dei Paramixovidae), e’ una malattia molto contagiosa che colpisce spesso i bambini tra 1 e 3 anni, per cui viene detta infantile, come la rosolia, la varicella, la pertosse e la parotite. Si trasmette solo nell’uomo. I malati vengono isolati nel periodo di contagio.

E se e’ vero che in genere non ha sintomi gravi (provoca principalmente un’eruzione cutanea, simile a quelle della rosolia o della scarlattina, e dura tra i 10 e i 20 giorni), in alcuni casi puo’ essere addirittura fatale: il Morbillo, si legge nella scheda che gli dedica l’Istituto Superiore di Sanita’ sul portale EpiCentro, e’ pur sempre responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100.000 persone colpite. Le complicazioni sono dovute principalmente a superinfezioni batteriche: otite media, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti (infiammazioni del cervello). Si riscontrano piu’ spesso nei neonati, nei bambini malnutriti o nelle persone immunocompromesse. Piu’ in generale, i primi sintomi sono simili a quelli di un raffreddore (tosse secca, naso che cola, congiuntivite) con una febbre che diventa sempre piu’ alta.

In seguito appaiono dei puntini bianchi all’interno della bocca. Dopo 3-4 giorni, appare l’eruzione cutanea caratteristica (esantema), composta di piccoli punti rosso vivo, prima dietro le orecchie e sul viso, e poi su tutto il resto del corpo. L’eruzione dura da 4 a 7 giorni, l’esantema scompare a cominciare dal collo. A volte, rimane una desquamazione della pelle per qualche giorno. Di solito la diagnosi si fa solo per osservazione clinica. Si possono, volendo, ricercare nel siero degli anticorpi specifici diretti contro il virus del Morbillo, dopo 3 o 4 giorni dall’eruzione. Il periodo di incubazione e’ di circa 10 giorni: inizia all’entrata del virus nell’organismo e finisce all’insorgenza della febbre. La contagiosità si protrae fino a 5 giorni dopo l’eruzione cutanea, ed e’ massima tre giorni prima, quando si ha la febbre.

Il Morbillo e’ una delle malattie piu’ trasmissibili. Il contagio avviene tramite le secrezioni nasali e faringee, probabilmente per via aerea tramite le goccioline respiratorie che si diffondono nell’aria quando il malato tossisce o starnutisce. Non esiste una cura specifica. Si possono trattare i sintomi (terapia sintomatica) ma non la causa: paracetamolo per abbassare la febbre, sciroppi per calmare la tosse, gocce per gli occhi.

Esiste un rischio di prematurita’ per i bambini che hanno la madre infetta durante la gestazione. C’e’ il vaccino: in Italia non e’ obbligatorio, tranne per le reclute all’atto dell’arruolamento, ma viene raccomandato dalle autorita’ sanitarie. Il vaccino esiste sotto forma di un complesso vaccinale contro il Morbillo, la parotite e la rosolia (Mpr). Si consiglia una prima dose del Mpr prima del 24-¦ mese di vita, preferibilmente al 12-15-¦ mese, con un richiamo verso 5-6 anni o 11-12 anni. Fino al 6-¦-9-¦ mese, il neonato puo’ essere protetto dagli anticorpi che gli vengono dalla madre se questa e’ immunizzata. La durata di immunizzazione del neonato e’ inferiore se la madre e’ stata immunizzata da un vaccino e non dal Morbillo stesso. Come per tutti i vaccini vivi attenuati, la vaccinazione non viene effettuata negli individui con deficit immunitario o sotto terapia immunosoppressiva (corticoidi, antineoplastici, antirigetto), ne’, per precauzione, nelle donne gravide o che desiderano esserlo nel mese successivo. Invece, e’ consigliato alle persone infette da Hiv che non hanno ancora sviluppato l’Aids.