Pediatria: disagio vissuto da 8 adolescenti su 10, autolesionismo per il 15%

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Adolescenza età sempre più difficile. Otto ragazzi su 10 sperimentano il disagio e il 15% attua episodi si autolesionismo. Mentre da più parti si cerca di capire quali siano i contorni e le dimensioni del ‘Blue Whale’, il pericoloso rituale che ha lo scopo di condurre ragazzi fragili verso il suicidio, i risultati preliminari di un’indagine della Società italiana di pediatria, presentata in occasione del congresso nazionale in corso a Napoli, rilevano l’esistenza un disagio emotivo diffuso tra i giovanissimi, accanto a una distanza dalle figure adulte di riferimento. “I risultati dell’indagine confermano che l’adolescenza è un’età difficile, la novità è che le difficoltà emotive e comportamentali emergono sempre più precocemente. Come pediatri stiamo infatti osservando un’insorgenza sempre più precoce di alcuni problemi tipici dell’adolescenza”, afferma il presidente della Sip, Alberto Villani. “Il pediatra può e deve svolgere un’importante attività di prevenzione con bambini e genitori, affrontando temi che si ritenevano propri dell’età adolescenziale, ma che si manifestano prima. E’ necessario elaborare strategie comunicative adatte ai bambini più piccoli e preparare i genitori ben prima dell’età adolescenziale”. La ricerca è stata condotta in collaborazione con gli uffici scolastici regionali che hanno invitato gli alunni a rispondere a un questionario informatizzato. Hanno partecipato in circa due mesi più 10 mila ragazzi, tra i 14 e i 18 anni d’età, provenienti da tutte le regioni italiane, permettendo di indagare diversi ambiti dell’universo adolescenziale: alimentazione e rapporto con il proprio corpo, percezione dell’ascolto ricevuto, disagio psico-emotivo, bullismo, sessualità, dipendenze, uso di internet, famiglia. Oltre la metà degli intervistati dichiara di essere stato (sempre, spesso, qualche volta) così male da non riuscire a trovare sollievo. E se a questa percentuale si aggiungono coloro che hanno sperimentato “raramente” questa sensazione, si arriva a circa l’80% del campione. Il 15% si è inflitto lesioni intenzionalmente spesso per trovare un sollievo, o addirittura per puro piacere. Circa un ragazzo su due ha sentito il bisogno di avere un sostegno psicologico, ma l’84,2% non si è rivolto a un servizio di aiuto psicologico e solo il 4,8% ha utilizzato quello della scuola. Quelli che sono andati dallo specialista (7,4%) lo hanno fatto principalmente per problemi familiari (27,3%) seguiti da quelli sentimentali e comportamentali (entrambi al 21%), scolastici (16%) e con coetanei (13,3%). Gli amici restano un punto fermo nei momenti di difficoltà: solo il 4% dei ragazzi non riceve mai il loro aiuto, circa il 70% lo riceve (spesso o sempre). Più bassa la percentuale (46%) di coloro che si rivolgono (sempre o spesso) ai genitori per essere tranquillizzati quando hanno una preoccupazione. E solo il 20% ritiene che la scuola sia attenta alle esigenze degli adolescenti. “Emerge un quadro della popolazione adolescente nel nostro Paese che segnala aspetti indubbiamente preoccupanti – spiega Giovanni Vitali Rosati, pediatra di famiglia referente per la Sip del gruppo di lavoro che curato l’indagine – Gli adolescenti valorizzano la relazione tra pari, mentre sentono gli adulti di riferimento nei vari loro contesti di vita (scuola, famiglia) come spesso distanti e poco responsivi e sembrano utilizzare scarsamente i servizi di aiuto in ambito sanitario e scolastico”. Particolarmente preoccupante è il dato sugli episodi di autolesionismo, che riguarda il 15%. “Un dato allarmante se si pensa che la presenza di questi comportamenti è descritta, in letteratura, come un fattore correlato a un aumentato rischio di suicidalità in adolescenza”, commenta Annarita Milone, dirigente neuropsichiatra infantile all’Irccs Stella Maris di Pisa. “La letteratura internazionale – sottolinea – segnala come queste condotte disfunzionali tendano rapidamente a dilagare in contesti scolastici e in gruppi adolescenziali, a causa di fenomeni di imitazione di gruppo. Sono particolarmente frequenti in minori caratterizzati da fragilità emotiva e tratti depressivi e devono essere un segnale da accogliere rapidamente per permettere l’attivazione, in sede specialistica, di approfondimenti diagnostici e interventi terapeutici”.