Ricerca: prevenire l’Alzheimer, speranze da uno studio italiano

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Prevenire l’Alzheimer entrando in azione prima che lo faccia il ladro della memoria. La speranza arriva da uno studio italiano pubblicato sul ‘Journal of Controlled Release’, condotto per ora su un modello animale da scienziati dell’università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Irccs Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. La possibile terapia si basa su nanoparticelle ingegnerizzate che i ricercatori hanno battezzato ‘Amyposomes’, un marchio registrato. In 7 mesi di trattamento su animali modello di Alzheimer ancora non sintomatici, queste nanosfere sono riuscite a impedire la perdita di memoria a lungo termine, a rallentare l’accumulo nel cervello delle placche di beta-amiloide caratteristiche della malattia, e a prevenire la comparsa di anomalie anatomiche cerebrali tipiche della patologia. La terapia non è risultata tossica e i benefici permangono evidenti a 3 mesi dalla fine del ciclo. “Abbiamo dimostrato la possibilità di prevenire la perdita di memoria, uno dei problemi più devastanti nei malati di Alzheimer – spiega Massimo Masserini, docente di Biochimica e direttore del Centro di nanomedicina della Bicocca – La cura non è applicabile già oggi all’uomo, nonostante questo sia il nostro obiettivo per il futuro. Visto che il trattamento sembra funzionare al meglio se si agisce molto precocemente, prima della morte dei neuroni, per identificare i pazienti in questo stadio dovranno essere sviluppati sistemi diagnostici molto sensibili, in grado di individuare la malattia prima della comparsa dei sintomi”. La produzione eccessiva e l’accumulo nel cervello del peptide beta-amiloide, frammento di una proteina fisiologica – ricordano dalla Bicocca – svolgono un ruolo centrale nell’insorgenza della malattia di Alzheimer. I pezzetti di beta-amiloide, infatti, si aggregano formando oligomeri, fibrille e placche che inducono una progressiva degenerazione delle cellule nervose, accompagnata dal declino delle facoltà cognitive. Masserini, Francesca Re e Simona Mancini hanno sintetizzato nei laboratori del Dipartimento di medicina e chirurgia dell’ateneo milanese speciali nanoparticelle ingegnerizzate costituite da liposomi bi-funzionalizzati, con un peptide derivato da una proteina umana e un lipide naturalmente presente nelle cellule. Grazie alla loro composizione questi Amyposomes sono in grado di passare dal sangue al cervello, dove frenano la deposizione di beta-amiloide grazie a un effetto di ‘scarico’ periferico nel fegato e nella milza (sink effect).