Non si smette mai di imparare da chi è più bravo di noi. E la sua età o il fatto che ci somigli fisicamente non contano. Il meccanismo di imitare gli altri, regolato dai neuroni specchio, non si basa su caratteristiche fisiche, ma sulla precisione delle azioni e dei movimenti di chi osserviamo. Lo dimostra uno studio dell’università di Milano-Bicocca, secondo cui, contrariamente a quanto si pensava fino a oggi, il meccanismo noto come risonanza motoria non è influenzato dall’età e dalla somiglianza fisica fra l’osservatore e l’agente osservato bensì dalla ‘somiglianza cinematica’, cioè da come vediamo eseguita un’azione e in particolare dalla precisione con cui essa viene eseguita.
La ricerca del team italiano è pubblicata su ‘Experimental Brain Research’, a firma di Paola Ricciardelli e Barbara Marino, rispettivamente professore associato di psicologia generale e assegnista di ricerca del Dipartimento di psicologia dell’ateneo milanese. Protagonisti: 24 studenti dei corsi di laurea del Dipartimento di psicologia, 12 femmine e 12 maschi, dell’età media di circa 24 anni, che sono stati invitati a categorizzare oggetti comuni, afferrabili eseguendo una presa di precisione o di forza, subito dopo aver visualizzato un filmato che illustrava un movimento manuale di afferramento di precisione o di forza, compiute da persone di 3 fasce d’età distinte: bambini, coetanei dei partecipanti, e anziani. L’analisi dei risultati ha evidenziato che le risposte al compito di categorizzazione erano più veloci quando l’oggetto e il movimento osservato condividevano lo stesso tipo di presa (effetto di priming). Non è stata trovata però una conseguente velocizzazione, e quindi una maggiore risonanza motoria, quando il partecipante e l’attore condividevano l’età, mentre la si è avuta quando i partecipanti osservavano prese di precisione eseguite dagli anziani e prese di forza eseguite dai loro coetanei, rappresentativi della tipologia di movimenti (presa di precisione o di forza) a cui appartenevano.
Le ricercatrici hanno prima ipotizzato che quanto più l’azione osservata meglio esprimeva le proprietà spazio-temporali distintive della classe di movimenti a cui l’azione apparteneva, tanto più l’osservatore entrava in risonanza motoria con colui che eseguiva l’azione, ipotesi confermata da esperimenti ulteriori. “Questa ricerca – spiegano Ricciardelli e Marino – dimostra per la prima volta che la risonanza motoria, e quindi verosimilmente anche la capacità di capire le intenzioni altrui, non viene influenzata dalla somiglianza fisica fra osservatore e agente osservato ma dalle proprietà spazio-temporali delle azioni osservate. Inoltre, più tali proprietà esprimono un’azione ben eseguita maggiore è la risonanza motoria che inducono nell’osservatore”.
