Sanità, Gimbe: l’omeopatia “è un placebo, basta bugie e silenzi complici”

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Basta bugie. L’omeopatia è solo un costoso placebo“. Dopo la morte del bimbo marchigiano ucciso da un’otite trattata con i preparati della cosiddetta ‘medicina dolce’, la Fondazione Gimbe afferma “senza indugi” che “i prodotti omeopatici non sono efficaci per curare nessuna malattia e, come tali, non sono integrativi né tanto meno alternativi ai trattamenti di provata efficacia. I medici che li prescrivono illudono i pazienti – attacca – grazie al complice silenzio-assenso di Ordini professionali e Istituzioni“.
La Fondazione presieduta da Nino Cartabellotta ricorda il “verdetto impietoso” pubblicato nel 2015 dal National Health Medical Research Council australiano, dopo una revisione sistematica indipendente: “Non esiste alcuna patologia in cui sia provata l’efficacia dell’omeopatia“, che quindi “non dovrebbe essere utilizzata per trattare malattie croniche, severe o che potrebbero diventare tali“. E a chi si appella al diritto di scelta, Gimbe risponde che “la libertà di cura esiste solo quando si è correttamente informati“.
Riguardo a quanto “fieramente sbandierato” dai produttori di omeopatici in occasione della Giornata mondiale dell’omeopatia che si celebra il 10 aprile – e cioè che “sono 8 milioni gli italiani che usano l’omeopatia almeno una volta all’anno“, e che “tra di loro vi sono anche molti bambini, visto che quasi un pediatra su 3 ha prescritto prodotti omeopatici almeno una volta” – Cartabellotta sostiene che “legittimare l’efficacia dei prodotti omeopatici puntando sul fatto che una parte della popolazione li utilizza rappresenta una strategia di persuasione pubblica basata su teorie di marketing e non sul metodo scientifico. Analogamente a quanto accade per i medicinali, infatti, anche i prodotti omeopatici devono essere sottoposti a rigorose sperimentazioni cliniche che, senza se e senza ma, non ne hanno mostrato efficacia alcuna“.
Mentre “negli Usa, nel novembre 2016, l’agenzia di tutela dei consumatori Federal Trade Commission ha imposto di indicare sulle confezioni di prodotti omeopatici che non esiste alcuna prova della loro efficacia“, in Italia, “fatta eccezione per illustri scienziati come Silvio Garattini o autorevoli giornalisti come Piero Angela che hanno sempre espresso pubblicamente il loro scetticismo nei confronti dell’omeopatia – osserva la Fondazione Gimbe – le Istituzioni pubbliche e la Federazione nazionale degli Ordini dei medici non hanno mai osato prendere rigorose posizioni in merito“.
Solo il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, ha espresso le sue perplessità sugli ambulatori di omeopatia in Toscana a carico del Ssn“, nota Gimbe. “Più recentemente, il Comitato nazionale di bioetica ha pubblicato la ‘Dichiarazione sull’etichettatura dei preparati omeopatici e sulla trasparenza dell’informazione’, chiedendo che il termine ‘medicinale’ sia sostituito dal termine ‘preparato’ e che la frase ‘medicinale omeopatico senza indicazioni terapeutiche approvate’ sia modificata dunque in ‘preparato omeopatico di efficacia non convalidata scientificamente e senza indicazioni terapeutiche approvate’“.
L’unico ad astenersi dal sottoscrivere tale dichiarazione, necessaria per garantire la debita trasparenza – incalza la Fondazione – è stato proprio il rappresentante della Fnomceo“.
I cittadini – riprende Cartabellotta – devono sapere che i prodotti omeopatici presenti sul mercato non sono stati approvati da nessuna autorità regolatoria. Finora era infatti sufficiente una semplice notifica al ministero della Salute“.
Invece “ora, finalmente – continua la Fondazione Gimbe – secondo la direttiva 2001/83/CE, recepita con il Dl 24 aprile 2006 n.219, le aziende produttrici che entro il 30 giugno 2017 non avranno presentato all’Agenzia italiana del farmaco la documentazione necessaria per ottenere l’Autorizzazione all’immissione in commercio dei loro prodotti, dovranno ritirarli dal mercato entro la fine di giugno del 2018“.
Cartabellotta bolla infine come “paradossale rilevare che i prodotti omeopatici, sebbene interamente a carico del cittadino, godono dei medesimi benefici di detraibilità fiscale alle altre spese sanitarie: ciò significa che un mercato dei prodotti omeopatici di 255 milioni di euro nel 2016, secondo i dati di Federfarma, genera potenziali detrazioni per oltre 40 milioni, di fatto pagati della comunità, che vanno a sommarsi alle detrazioni per le visite dei medici omeopati“. (AdnKronos)

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