Terremoto e ricotruzione: scontro tra l’Europarlamento e i Governi, alcuni Paesi contrari al totale finanziamento Ue

In seguito ai numerosi eventi sismici la Commissione Europea aveva dichiarato di voler sostenere la ricostruzione al 100%. Poi il dietro-front: con una nuova proposta alcuni tra i Paesi membri proponevano di abbassare le soglie di cofinanziamento nazionale nella ricostruzione delle zone colpite dai terremoti. A causa di questo temporeggiare, la ricostruzione rischia di rimanere bloccata fino all’autunno. In una riunione degli ambasciatori dell’Unione Europea (Coreper) ieri un gruppo di paesi nordici si è detto “contrario all’ipotesi di compromesso con l’Europarlamento di un cofinanziamento europeo al 95% (il 5% sarebbe a carico dell’Italia), che era stata presentata dalla presidenza maltese dell’Ue.”

La Germania, la Danimarca, la Svezia, la Finlandia, l’Austria, il Regno Unito e l’Olanda hanno confermato la loro opposizione alla proposta della Commissione di permettere di finanziare al 100% con risorse Ue i progetti di ricostruzione, ma anche di non poter accettare un cofinanziamento Ue che vada oltre il 90%. L’Italia, la Romania, il Portogallo e la Grecia hanno invece sostenuto la proposta originaria della Commissione.

Lo scorso novembre l’esecutivo di Jean-Claude Juncker aveva chiesto di modificare il regolamento relativo alla politica di coesione per il periodo 2014-2020 per introdurre la possibilità di finanziare totalmente le operazioni di ricostruzione attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Spagna, Polonia, Repubblica ceca, Croazia e Francia hanno appoggiato la proposta di compromesso di un cofinanziamento al 95% che avrebbe potuto sbloccare le trattative con l’Europarlamento. Malta, che ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, è stata costretta a constatare il mancato accordo su un nuovo mandato negoziale e a rinviare la questione. Tuttavia – secondo fonti europee – un compromesso con l’Europarlamento potrebbe non essere possibile prima dell’autunno.