Vaccini, Fedeli: “Dare più informazioni alle famiglie”

“Se dobbiamo passare da quattro a dodici vaccini obbligatori, bisogna dire alle famiglie perché; bisogna informarle, far capire qual è l’obiettivo, cioè l’aumento della copertura vaccinale” e senza “fare dell’allarmismo né lasciare spazio alle fake news”. Lo afferma il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, in una intervista al Corriere della Sera, alla vigilia dell’invio, a giorni, di una circolare a tutte le scuole per spiegare come comportarsi con il nuovo decreto: “Nella scuola dell’obbligo, da sei a sedici anni, nessuno resta a casa, su questo punto non c’è alcun dubbio. Con questo decreto noi stiamo salvaguardando la comunità dei minori e non puoi non guardare con i loro occhi, non puoi lasciarli a casa, non puoi far scattare un obbligo mettendoli fuori dalla scuola. In mancanza di certificati, i dirigenti scolastici dovranno segnalare il caso alla Asl che se ne dovrà occupare. Se i genitori rifiutano di vaccinare i propri figli, la segnalazione andrà fatta al Tribunale dei Minori. Ma i bambini dovranno andare a scuola: parliamo di scuola dell’obbligo, la tutela alla salute deve trovare un equilibrio con la tutela all’istruzione”.

Sottolinea poi che nel governo “la vera discussione non è stata sull’obbligo, ma sulle sanzioni, sul fatto che non debbano pagare i bambini. L’obiettivo resta aumentare le corti di copertura vaccinale dopo che è stato appurato che la percentuale negli anni è andata diminuendo, ma la scuola dell’obbligo va garantita. Nella fascia 0-6 anni, quella più a rischio, non si entra a scuola, proprio per tutelare tutta la comunità dei bambini, ma dalla prima elementare i bambini dovranno essere comunque accettati a scuola. Ci saranno delle sanzioni amministrative per i genitori che non li vaccineranno, sono state anche aumentate. Però questo non può bastare: la sanzione va applicata, verificata e monitorata”. E aggiunge: “Vanno attrezzate tutte le Asl d’Italia affinché lavorino con pediatri e medici di base per accompagnare i genitori, informarli, aiutarli a ricordare, spiegare, sollecitarli, motivarli e coinvolgerli: non serve imporre. È un lavoro da fare su tutto il Paese. Non è possibile che a Milano una mamma venga avvertita quando è il momento di fare il vaccino e in altri posti d’Italia questo non accada. In Emilia Romagna nella fascia 0-3 anni i vaccini sono già obbligatori: senza, i bambini non possono essere accettati al nido. Ma nel resto d’Italia? Il decreto serve anche a questo, a non andare più in ordine sparso, ma a dare disposizioni omogenee su tutto il territorio”.